La violenza è l’unica risposta quando la famiglia non c’è

Alcuni giorni fa, nel centro storico di Napoli, un ragazzo di 15 anni ha sferrato un colpo di coltello alla gola di un coetaneo, uccidendolo all’istante. Arrestato, così si è difeso: «Mi aveva preso in giro per una partita di pallone». Non è la prima volta che un adolescente sgozza un altro adolescente, e non sarà l’ultima. A Napoli, la coltellata non ha mai conosciuto momenti di crisi. Un tempo andava fortissimo la «tagliata di faccia». Era il colpo di rasoio inferto sulla guancia della donna che aveva tradito. All’epoca (secolo diciannovesimo) si distingueva tra «sfregio d’amore» e «sfregio a comando». Il primo era dettato dal codice d'onore dell’uomo tradito; il secondo, un’azione punitiva inflitta dal picciotto per ordine della camorra.
Sfregio d’amore e sfregio a comando divennero un’usanza così frequente che le autorità dovettero emanare un’ordinanza in cui si proibiva a chiunque di circolare con un rasoio addosso. Ma si dice: fatta la legge trovato l’inganno. Gli «sfregiatori» ricorsero al seguente stratagemma: affilarono a tal punto una moneta da convertirla in arma da taglio.
Oggi, a tenere in tasca i coltelli sono soprattutto i giovani. Questo non più in ossequio allo sfregio d’amore o a comando, ma per piantarlo nel cuore di chi ha semplicemente guardato la tua ragazza (Francesco Estatico, 18 anni), per punirti di aver fatto da paciere in una lite tra automobilisti (Fabio Nunneri, 20 anni) o semplicemente per uno sfottò a seguito di una partita di calcio (Luigi Sica, 16 anni).
Due anni fa il prefetto di Napoli vietò «la vendita, in forma fissa o ambulante, di armi da punta e da taglio, atti ad offendere la persona». A risentirsi furono soprattutto gli edicolanti, perché proprio in quel periodo le edizioni Hachette avevano messo in vendita coltelli, e le dispense andavano a ruba. Per saperne di più interrogai un edicolante del centro storico, il quale mi disse: «In questi giorni si è presentato un ragazzino dall’apparente età di 15 anni. Dopo aver attentamente osservato un coltello da collezione, mi ha domandato con tono provocatorio: “’O zì (zio), ma chisto (questo) è bbuono pe chiavàrlo (infilarlo) nella panza (pancia) di qualcuno?”. Gli ho risposto: a te non lo vendo. E infatti non do questa merce ai minorenni. Però, sa cosa c’è scritto sulle confezioni? Non “è vietata la vendita ai minori di 18 anni” ma “tenere lontano dalla portata dei bambini”, come fosse un medicinale...».
Se si esce di casa con un coltello, se alla minima provocazione si reagisce con una furia omicida, se si rientra a casa alle tre di notte senza dare spiegazioni, se già a dieci anni si fa uso di alcol eccetera, vuol dire che non c’è stata educazione e non ci sono state regole, e questo vale tanto per i ragazzi che vivono nei quartieri a rischio quanto per quelli che vivono nei quartieri-bene. Teppisti e bulli escono sia dai ghetti che dai salotti buoni della città. Oggi è la famiglia stessa ad essere in crisi, e come potrebbero venire lezioni di vita da mamma e papà quando mamma e papà non appartengono sempre a sessi diversi, e in qualche caso i genitori non sono più due ma tre? (Per i giudici dell’Ontario un bambino nato da inseminazione artificiale può avere tre genitori - mamma biologica, convivente lesbica e amico della mamma biologica).
In questo caos di pacs, lesbiche, conviventi, separati in casa (per dirla con Pazzaglia) genitori che vivono vite parallele, mogli che cornificano i mariti, mariti che cornificano le mogli, badanti russe che se ne vanno a letto col marito dell'ammalata eccetera, che razza di educazione verrà ai nostri figli? Forse qualche ragione l’aveva Jules Renard, l’autore di Pel di carota, quando scriveva: «Non tutti hanno la fortuna di essere orfani...».
mardorta@libero.it