Violenza No Tav al cantiere: 5 carabinieri feriti

Pietre, biglie, bulloni. Poi anche petardi e bombe carta. Con due bimbi usati come «scudi» dagli antagonisti per impedire la reazione delle forze dell’ordine. Non si ferma la battaglia No Tav in Val Susa contro il cantiere della Torino-Lione. A farne le spese sono gli agenti schierati a protezione del cantiere di Chiomonte. Cinque i carabinieri feriti nell’ultimo attacco, quello iniziato con il calare del buio. Con una ventina di manifestanti (alcune centinaia di persone dei centri sociali, dell’area antagonista e anarchica) che riesce a scavalcare la prima recinzione, ma viene respinta davanti alla seconda posta a protezione della centrale elettrica. Al termine della guerriglia si contano quattro militari del battaglione Toscana contusi alle braccia e alle gambe dall’esplosione di bombe carta e ordigni esplosivi, mentre il capitano della compagnia di Susa, Stefano Mazzanti, rimane colpito a un braccio da una biglia e da un bullone.
Sempre a sera un’altra parte del presidio No Tav si sposta sulla statale 24, ancora a Chiomonte. La strada è bloccata per ore, impossibile per i turisti che hanno raggiunto la Val Susa nel fine settimana rientrare a casa. Anche in questo caso serve l’intervento delle forze dell’ordine, impegnate da oltre 48 ore. Dopo gli scontri di venerdì sera, anche nella notte tra sabato e domenica l’assalto dei manifestanti al cantiere si era ripetuto. Carabinieri e polizia hanno risposto con idranti e lacrimogeni per respingere l’offensiva.
La giornata di ieri era passata tranquilla con una manifestazione organizzata dall’ala moderata del movimento No Tav. Circa 1.500-2mila persone a sfilare contro il progetto. In corteo anche centinaia di alpini congedo che protestavano contro l’impiego di 150 penne nere della brigata Taurinense a sostegno di carabinieri, poliziotti e finanzieri nella difesa del cantiere. I centri sociali hanno cercato di disturbare anche questa manifestazione insultando gli alpini in servizio. «Siete dalla parte sbagliata! Dovete difendere lo Stato e state dalla parte dei mafiosi! E siete anche armati! Disertate, venite dalla nostra parte! Portate la Costituzione che la usiamo per la grigliata!». Scene di ordinaria follia.
Dopo il corteo di sabato pomeriggio a Genova a dieci anni dal G8 si è vista in Val Susa anche Haidi Giuliani, la madre di Carlo, ucciso negli scontri del 2001. «Oggi - ha detto - il G8 di Genova è qui. Carlo aveva capito per primo cosa succedeva in Val Susa e andò a manifestare a Torino quando furono uccisi Sole e Baleno», citando Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, i due giovani anarchici suicidi in carcere nel 1998 dov’erano detenuti con l’accusa di essere autori di attentati No Tav. «Qui, oggi - ha concluso - stanno violando tutto. Qui c’è il confine della democrazia». Altra benzina sul fuoco, prima della guerriglia alla centrale elettrica di Chiomonte.
Durante la giornata gli agenti avevano continuato la bonifica dei boschi. La zona dove i violenti nascondono il loro arsenale. Nel bottino un passamontagna, due scudi artigianali, una mazzetta, un falcetto, una tanica con cinque litri di liquido infiammabile e due di liquido maleodorante, tre spranghe di metallo, mazze di legno e pezzi di divelti dalla recinzione e dal cancello del cantiere.
La recinzione e il cancello. Proprio i punti da cui parte l’assalto. Alle 20 si scatena la battaglia. I manifestanti, coperti con caschi e scudi, iniziano a battere con bastoni e spranghe sulla recinzione. Sono divisi in due gruppi: uno a sinistra del cancello danneggia il piantone e lo scardina, il secondo tenta di demolire il piantone di destra. In mezzo ai due gruppi i due bambini, tra i sette e i dieci anni, usati come «scudo». Così un gruppetto di una ventina di antagonisti riesce a scavalcare il primo cancello, ma le forze dell’ordine resistono e gli attivisti fuggono nascondendosi nei boschi.
Un’altra azione di guerriglia, una nuova puntura di spillo. In attesa dell’assalto finale per cercare di far «saltare» del tutto la Tav. Un fine per cui ogni mezzo è buono. Come il «maleficio» che alcune donne, con cappelli a punta che agli agenti ricordano le streghe, tentano di scatenare sul cantiere. Con il buio si avvicinano ai reticolati e, mani al cielo, ripetono una cantilena di sventura. Ci provano anche così.