La violenza? Si combatte con l’integrazione

Mentre ci si interroga sulle responsabilità del dilagare di risse con i coltelli tra i giovani e si polemizza sull’influenza di certa tv sui comportamenti degli adolescenti, il fenomeno non accenna a placarsi e le lame continuano a girare per le strade della capitale con una facilità preoccupante. Era di 10 centimentri quella sequestrata due giorni fa ad un dicottenne romeno alla Borghesiana. Quando la polizia lo ha fermato per un controllo ha tentato di disfarsene gettandola in un giardino. Denunciato, come altre sette persone sorprese dagli agenti con in tasca coltelli proibiti.
Altre volte i controlli anticriminalità sono stati meno tempestivi e banali discussioni sono degenerate in accoltellamenti dagli esiti più o meno gravi. Un episodio dopo l’altro, una sequenza che ha impressionato anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni: «Prima ci si picchiava con le mani - commenta - ora si usano i coltelli. Bisogna intervenire, perché è un fenomeno preoccupante che riguarda soprattutto il Lazio. Per questo sono in contatto con il sindaco per studiare iniziative di sensibilizzazione». Anche Alemanno è tornato a parlare delle risse giovanili. «Bisogna fare in modo che i giovani non siano abbandonati a se stessi - dice - e che ci siano speranze, opportunità e occasioni. Il fenomeno delle bande giovanili è una forma di rivolta contro le metropoli moderne. Dobbiamo fare in modo che non diventi un fatto dominante. Le istituzioni devono essere presenti operando soprattutto sul versante dell’integrazione. Bullismo e razzismo sono facce diverse della stessa manifestazione di degrado».
Per il vicesindaco Mauro Cutrufo, invece, contro questa emergenza è necessario «ripensare e rafforzare gli oratori». «Non è solo il ruolo delle famiglie e dei media ad essere sotto attenzione - spiega Cutrufo - ma anche la struttura stessa delle città e le modalità di una vita contemporanea che lascia purtroppo poco spazio ad una socializzazione che un tempo era invece quella della piazza e dei cortili. Anche alcuni videogiochi abituano ad una visione della vita in solitario dove si è uno contro tutti e dove tra il pensiero e l’azione passano pochissime manciate di secondi, per vincere quella o l’altra guerra contro un nemico immaginario». Per il vicesindaco, dunque, «ripensare al ruolo degli oratori è senz’altro una soluzione».
Ancora in primo piano anche il rapporto tra criminalità giovanile e televisione. Alemanno ha puntato il dito contro la fiction Romanzo criminale, scatenando diverse reazioni tra politici e addetti ai lavori della tv. Ieri è tornato sull’argomento, cercando di smorzare le polemiche: «Bisogna fare attenzione a non trasformare la violenza in un mito». Per il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo non sono solo le fiction e i programmi violenti i responsabili delle risse con i coltelli tra i giovani: «Credo che in primo luogo bisogna partire dalla famiglia e dal suo ruolo di guida».