UNA VIOLENZA DA STRONCARE CON FERMEZZA

La violenza sociale e politica torna a minacciare le società europee? Ma non pensate tanto alle aggressioni e alle distruzioni di Londra, poi di Strasburgo, per il G20 e soprattutto per il vertice della Nato. Esse rientrano nel «rituale» delle minoranze presenti nelle democrazie, in Italia, in Germania, in Gran Bretagna, ecc. Queste brevi sequenze di guerriglia urbana sono controllabili con un servizio d'ordine prudente, meditato, addestrato e ben comandato. A Strasburgo non ci sono state vittime, solo gravi danni materiali. Evitare lutti, scelta saggia.
Ma vanno arginate le tante, ripetute violazioni della legge a opera di dipendenti e studenti. Si sequestrano i padroni o i quadri d'azienda pronti a licenziare. Contro le riforme si occupano le università. Nelle banlieue si tendono agguati alle forze dell’ordine e si spara con armi da caccia, potenzialmente mortali. Gli scioperi sono duri. I dipendenti dell’elettricità e del gas tagliano le forniture a interi quartieri senza preavviso. Ci sono stati dei sabotaggi ai binari ferroviari. Queste sono tutte violazioni della legge. La soglia di tolleranza dell’illegalità continua a crescere. Peggio! Ai fatti non si dà più il loro nome. I quadri e il padrone non risultano «sequestrati», ma «trattenuti», «fermati» in azienda. Si rimuove la violazione della legge. Violenza? No, «radicalità».
Cosa ancor più significativa, in Francia i capi della sinistra moderata (i socialisti) e in Italia i vertici di alcuni sindacati sono ambigui: 1) certo non approvano, ma 2) comprendono, 3) spiegano le violazioni della legge con la violenza padronale e con quella originata dalle ineguaglianze. 4) Come non divenire «radicale», perdendo il lavoro e scoprendo che quella «canaglia del padrone» ha avuto una super-liquidazione?
Le sinistre di governo sono in realtà sottoposte alla pressione ideologica e politica dell’estrema sinistra e cedono, per conservare o riguadagnare l’elettorato popolare.
In realtà l’atteggiamento della sinistra e dell’estrema sinistra ne rivela la lettura «relativista» della democrazia. Quest’ultima però si basa su principi semplici: elezioni a suffragio universale - organizzate rispettando leggi e trasparenza - che assicurino una maggioranza e una minoranza. E il principio si applica all’intera sfera sociale. Perché non si dice mai che nelle università minoranze di un centinaio - spesso di mezzo centinaio - di studenti impediscono a migliaia di compagni di andare a lezione?
Sì, i governi devono essere prudenti nel gestire una crisi economica e sociale. Nel 1963, davanti al duro sciopero dei minatori, De Gaulle prima li aveva precettati, poi aveva dovuto cedere, ma questa strategia ha dei rischi: la violenza può diffondersi. Facciamo dunque concessioni, ma facciamo anche rispettare la legge. Infatti nulla è più fragile di una democrazia.
(Traduzione di Maurizio Cabona)