Violenza su minori, dietrofront della Cassazione

Niente attenuanti al convivente di una donna che aveva abusato più volte della figlia 12enne

da Roma

Contrordine della Corte di Cassazione sugli abusi sessuali sui minori. In una sentenza ha sancito ieri che «chi abusa di una minorenne non ha diritto ad alcuno sconto di pena».
La Suprema corte dunque fa parzialmente dietrofront rispetto alla sentenza choc di qualche settimana fa con la quale la Terza sezione penale, la stessa della sentenza di ieri ma con un collegio differente, aveva accolto il ricorso di un patrigno che aveva abusato della ragazzina 13enne. L’uomo aveva chiesto uno sconto di pena perché la ragazzina, pur nella minore età, era già sessualmente esperta avendo avuto rapporti con uomini di ogni età. Il caso analizzato ieri dalla Terza sezione penale con la sentenza 7824, riguarda invece un trentenne, Nicolas R.A., legato alla sua vittima, una minore di 12 anni, Shaira B., da un rapporto di coabitazione, probabilmente il convivente della madre della ragazzina. E su questo punto le due vicende sono simili. L'uomo era stato condannato per violenza sessuale dalla Corte d'appello di Roma, nel giugno 2005, a 4 anni e 8 mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie e al risarcimento dei danni alla ragazzina e alla madre costituitesi parte civile. L'uomo, probabilmente memore della sentenza che tanto ha fatto scalpore, ha rivendicato in Cassazione le attenuanti generiche sostenendo che i rapporti che aveva avuto con la minorenne, dal dicembre 2002 al maggio 2003, erano stati voluti anche dalla ragazzina. Stavolta però la Terza sezione penale ha respinto il ricorso del 30enne giudicandolo infondato. Scrive il relatore Antonio Ianniello: «I giudici di merito giustamente hanno negato le attenuanti generiche avendo dato la Corte sufficiente conto delle ragioni di tale decisione con l'indicare la pluralità degli episodi di violenza e per essere stati gli stessi commessi approfittando della coabitazione con la parte offesa».
Sempre ieri la Cassazione ha emesso un’altra importante decisione in fatto di abusi. «Per condannare il responsabile di molestie o di abusi sessuali può bastare la sola deposizione della vittima» hanno dichiarato i giudici. La deposizione sarà sufficiente una volta che il giudice ne abbia accertato la credibilità. La Corte ha rigettato il ricorso di un uomo di 58 anni condannato dalla Corte d'Appello di Trieste a nove mesi di reclusione per aver molestato più volte una collega di lavoro.