Violenza sulle donne: presidio dei familiari delle vittime davanti al ministero

Chiedono la certezza della pena per gli assassini delle loro figlie e per questo vogliono incontrare il ministro Angelino Alfano. Finché non otterranno quello che vogliono continueranno a fare lo sciopero della fame

Sono per lo più madri e sorelle di giovani donne massacrate da ex mariti o fidanzati che le hanno perseguitate fino ad ucciderle. Si sono ritrovate oggi davanti al ministero di Grazia e Giustizia, in via Arenula, per chiedere che venga garantita la certezza della pena per gli assassini delle loro figlie. Vogliono vedere il ministro Angelino Alfano e fin quando non riusciranno ad ottenere quanto chiedono continueranno a fare lo sciopero della fame. «Vogliamo giustizia - spiegano - la protesta andrà avanti fino a quando il ministro e dopo ci sposteremo davanti Palazzo Chigi per chiedere un incontro anche a Silvio Berlusconi. Il nostro è un presidio pacifico per chiedere la certezza della pena e punire questi reati con l'ergastolo da scontare interamente in carcere».
Le donne che hanno protestato, con in mano le foto delle vittime, sono Clementina Ianniello, madre di Veronica Abbate, uccisa a 19 anni con un colpo di pistola alla nuca, Letizia Lopez, sorella di Rosaria Lopez, la giovane massacrata dai mostri del Circeo, Patrizia Balsamo, madre di Maria Federica Gambardella, strangolata dall'ex compagno, Angela Di Natale, madre di Nunzia Castellano, accoltellata a morte, Letizia Marcantonio, madre di Rosanna Jane Wade, il cui assassino condannato a 23 anni è uscito di prigione dopo 12 anni e Filomena Di Gennaro, sopravvissuta alla furia del suo ex fidanzato ma costretta su una sedia a rotelle per i colpi che le ha esploso contro. «Siamo stanche di essere mortificate, non se ne può più - dice Clementina Ianniello - Questi assassini hanno una condanna ad 8 o 10 anni. Questo il prezzo per aver spezzato una vita? Circa un anno fa il ministro Alfano si era impegnato con noi per un provvedimento serio. Ora la riforma la stanno attuando ma non si parla di certezza della pena. Questa nostra protesta non va a beneficio delle nostre figlie ma per avere un deterrente, chi uccide deve avere l'ergastolo».
In Italia, protestano i familiari delle vittime, si uccide «perché tanto si sa che in carcere si sta magnificamente, c'è il sostegno psicologico ed alla fine anche un lavoro». «Noi staremo qui - annuncia la Ianniello - fino a quando non ci riceveranno, fino a che non ci faranno morire, per noi la morte è la fine di un calvario. Staremo qui, in piedi, al freddo, fino a che non ci spegneremo come i nostri lumicini». Filomena Di Gennaro è l'unica sopravvissuta alla violenza. Sostiene che le «pene attuali sono ridicole e che gli anni di condanna devono essere scontati in carcere». «Lo Stato purtroppo - aggiunge - non tutela le vittime e l'ergastolo così è solo il nostro». «L'ergastolo della sofferenza - le fa eco Angela Di Natale - ce l'abbiamo noi, tutti i giorni». Letizia Lopez è la più nota delle donne che presidiano il ministero. «Ora siamo in poche qui - annuncia la sorella della giovane uccisa dai mostri del Circeo - ma presto saremo un esercito. Chi uccide deve essere punito con il massimo della pena, una condanna certa, senza sconti».