«Violenze ai bambini in ludoteca» Ma stavolta i pm non ci credono

Nuova denuncia dei «genitori di Rignano». Un fanciullo avrebbe subito abusi da un’educatrice Ma la procura non apre il fascicolo

Massimo Malpica

da Roma

Accuse dettagliate, riferite de relato dai genitori. Nuovi sospetti di abusi sugli stessi bambini già vittime delle prime, presunte violenze. Nell’ultimo capitolo dell’inchiesta della procura di Tivoli sulla pedofilia a Rignano Flaminio cambia solo il teatro delle molestie, che ora è la ludoteca comunale. Qui, a febbraio, quando le accuse contro i sei indagati erano di dominio pubblico, un’educatrice e un uomo avrebbero abusato sessualmente di un bambino, lo avrebbero picchiato e, stando a quanto il piccolo avrebbe riferito ai genitori, lo stesso trattamento sarebbe stato riservato ad altri quattro bimbi, anche loro già al centro dei precedenti casi di molestie.
A rivelare il caso era stata la consulente del pm, Marcella Battisti Fraschetti, che aveva consegnato in Procura un’integrazione della sua consulenza psicologica - stavolta videoregistrata - relativa proprio all’episodio della ludoteca, in cui il bambino chiamava in causa la «maestra», individuata in una ragazza imparentata - tra l’altro - con una delle maestre arrestate il 24 aprile.
Una storia che per protagonisti e tempistica è davvero incredibile. A cristalizzarla in denuncia sono i genitori della piccola presunta vittima, che raccontano tutto ai carabinieri il 16 febbraio scorso. «Dopo i fatti che si sono verificati nell’ambito della scuola materna Olga Rovere - mettono a verbale i due - abbiamo evitato di mandare nuovamente il bambino in quell’istituto per evitargli traumi di qualsiasi origine e pertanto noi, così come altri genitori, siamo riusciti a inserirlo fra i bambini che frequentano la ludoteca comunale». Atteggiamento comprensibile, da parte di una madre e di un padre convinti che il figlio avesse subito abusi a scuola. Tanto che, prosegue la mamma, con le madri di «altri bambini, ci siamo alternate per controllare i nostri figli ed essere tranquille che fossero trattati correttamente». Insomma, le mamme «presidiano» per maggior sicurezza la ludoteca «dalle 9 alle 12.30», senza lasciare mai i bimbi da soli. Fino a quando, «circa 15 giorni orsono, ritenendoci ormai tranquilli li abbiamo lasciati da soli alla ludoteca», dove lavorano tre maestre con lo stesso nome. La donna racconta di essere stata poi chiamata da un’altra madre, preoccupata perché la figlia, dopo la prima visita nella struttura, le aveva detto di essere stata spogliata e chiusa in uno stanzino «in punizione», aggiungendo che le «maestre in ludoteca erano anche a casa della maestra Patrizia quando facevamo i giochi».
Scatta l’allarme, e le domande al piccolo. Che avrebbe confermato di aver già visto le ragazze della ludoteca comunale «a casa della maestra Patrizia». Il bimbo, spiega la madre nel verbale, «continuava a parlarmi delle maestre della ludoteca, dicendomi che la maestra D. (...) è cattiva perché lo chiude in uno stanzino, lo spoglia nudo» e lo molesta, per poi chiuderlo a chiave al buio. Quindi «arriva un ragazzo - riferisce ancora la mamma - il quale prima gli fa mangiare una ciambella di colore verde e poi lo costringe» a un gioco erotico. Il tutto «mentre lo riprendeva con la videocamera, macchina fotografica e telefono cellulare», prima di «fare entrare gli altri bambini». Il bimbo, continua la madre, riferisce di essere stato anche picchiato sia dalla ragazza che dal ragazzo, «dicendogli di non raccontare niente di quello che era successo». Sul bambino nessun segno di violenza, ma nei giorni prima «era pallido e spaventato», raccontano i genitori. Sorprende che, visti i precedenti, si siano insospettiti solo dopo il racconto della madre dell’altra bimba.
La procura di Tivoli, però, ha negato che sulla ludoteca si stia investigando, mentre insiste sul filone principale. Nonostante l’esito del riesame, ieri una settima persona (una quarta maestra della Olga Rovere, identificata dai racconti dei bimbi che hanno fatto molti altri nomi) è finita nel registro degli indagati.