Violenze: colpa della scuola o dei genitori?

Violentano una ragazza e il giudice pignora le case di padri e madri «che non li hanno educati». La figlia viene espulsa per il pestaggio al disabile e loro accusano i prof: «Sapete solo punire»

Vittorio Macioce

Sono arrivati e nessuno li voleva. I bulli, con le loro facce insospettabili, il passo indolente e quel modo di guardare il mondo dalla telecamera di un telefonino, sono arrivati su questa terra come marziani. Inattesi, sconosciuti, stranieri, mimetizzati. Sorpresa. Erano i vostri figli e non li avete riconosciuti. Erano ragazzi seduti nelle aule delle vostre classi e li avete persi. Erano i compagni di scuola, gli amici, fidanzati e fidanzate, avete condiviso con loro file Mp3 e notti in birreria, ma ai vostri occhi, come a quelli di tutti, erano perfettamente normali. Poi un giorno i visitors, quasi per caso, hanno gettato la maschera. Sorpresa, di nuovo sorpresa. Ecco i bulli, quelli che picchiano i disabili, quelli che stuprano e filmano. Ecco le ragazze che pestano la rivale troppo bella.
Ora è ufficiale: i marziani sono tra noi. Ma di chi è la colpa? Chi li ha creati? Gli insegnanti dicono: le famiglie. I genitori dicono: i professori. Tutti sussurrano un vecchio adagio, che vale come un «tana libera tutti». La colpa in fin dei conti è sempre della società. E dei suoi sottoprodotti: il telefonino iper-tecnologico, i videogame troppo violenti, internet paese di mostri e balocchi. La modernità, insomma. I tempi che cambiano. Il paradiso perduto. Quarant’anni fa i bulli facevano la rivoluzione. Si sprangavano in piazza, dicevano di farlo per un ideale, per un mondo da cambiare. Questi niente, non hanno neppure questo straccio di scusa. I bulli sono figli di nessuno.
Poi arriva una sentenza del tribunale di Milano che cita Flaubert. Se i figli adolescenti violentano una coetanea la colpa è dei genitori: dovevano dare una «educazione sentimentale», e qui c’entra Flaubert, e insegnare il rispetto verso l’altro sesso. Il giudice ha così autorizzato la famiglia della ragazzina a porre sotto sequestro i beni dei genitori dei bulli. Pagate. Le colpe dei figli ricadano sui padri. «Giusto - dice Pietro Zocconali, presidente dell’associazione sociologi - Fino a 18 anni i genitori hanno il dovere di tutelare i loro figli». E la scuola? Fa quel che può. Gli studenti di Torino che hanno messo alla gogna il compagno disabile sono stati sospesi per un anno e denunciati. È indagata anche l’insegnante che li ha lasciati soli. Ora i genitori della ragazza che ha messo su Google le immagini della vergogna insorgono: «Siamo amareggiati per il comportamento della scuola. Ha saputo soltanto dare una sanzione esemplare, mentre la scuola deve educare, dare delle regole e farle rispettare». Le colpe degli alunni ricadano sui maestri.
Una ricerca dice che il 41% dei casi di bullismo avvengono alle elementari e il 26% nella scuola media. Le vittime sono in media tre per classe. I bulli non vengono in genere da famiglie disagiate, non sono neppure pessimi studenti. Le vittime non hanno caratteristiche fisiche particolari. Non c’è una logica. Non c’è una regola. C’è solo un deficit: il bullismo si diffonde con l’assenza di autorità. Genitori e insegnanti spesso non sono credibili. La loro legge non viene riconosciuta. Bambini e adolescenti non li prendono sul serio. Ridono della professoressa vestita come una «bambola Bratz» che racconta senza pudore a un quarto ginnasio di avere in quella scuola un amante. È una storia vera, non un film. Sorridono, con un’alzata di spalle, al padre e alla madre che chiedono: «Quando torni stasera?». La risposta, purtroppo, è: quando la festa è finita. Genitori che hanno sempre una giustificazione in tasca per i propri figli, anche quando per un compleanno distruggono una casa, con l’alcol che ancora cola dalle pareti e i resti del baccanale dionisiaco in ogni stanza. Tanto era già un rudere, diranno. Le colpe, come le risposte, soffiano nel vento. E una risata da bulli ci seppellirà.