Violenze, in manette due magrebini

La vittima terrorizzata si è prima rifiutata di collaborare, poi ha descritto i due bruti

L’hanno massacrata di botte e terrorizzata al punto che per 15 giorni non ha nemmeno voluto parlare con gli investigatori. Poi alla fine ha collaborato, fornendo una sommaria descrizione dei suoi aggressori, finiti in cella nel giro di 24 ore. Si conclude così la vicenda della signora nordamericana aggredita da tre magrebini.
La 38enne, di professione interprete, verso le 3 di notte del primo dicembre esce da un locale sui Navigli e si incammina verso casa. A un certo punto viene intercettata dai tre nordafricani che le mettono «qualcosa» in testa a mo’ di cappuccio, rifilandole subito una scarica di bastonate per tenerla buona e la portano in un’area dismessa di viale Toscana. Qui riprende la selvaggia aggressione: calci, pugni e bottigliate. Il referto medico indicherà fratture di naso, zigomo e orbita oculare, più ferite piuttosto profonde in varie parti del corpo. Poi il tentativo di violenza sessuale che sembra non andato a compimento anche perché la vittima si finge morta. Poi un attimo di distrazione consente alla donna di rivestirsi e scappare, arrivare in strada e incrociare una volante che la porta in ospedale. Poco dopo altri agenti fanno irruzione nello stabile, ma senza indicazioni dei tratti somatici degli aggressori non possono fare granché.
Il giorno dopo la vittima non vuole parlare. Non per questo le indagini si fermano. Gli agenti identificano una mezza dozzina di sospetti, Alla fine la donna si riprende e parla con gli investigatori fornendo la descrizione degli aggressori. Che corrispondono a due degli stranieri «residenti» nel capannone, presi nel giro di 24 ore. Sono un marocchino di 27 anni e un algerino di 30. Entrambi sono clandestini con precedenti per spaccio di stupefacenti.