Il violino di Krylov sul lago di Garda

Con lui, l’orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Roberto Misto

Piera Anna Franini

È un entusiasta della vita, gioviale, sempre indaffarato, alle prese con i suoi mille progetti. Ma quando si accenna alla madre patria, la Russia, l’espressione si fa meditabonda e le parole vengono soppesate con cura certosina. È Sergej Krylov, classe 1970, archetto-prodigio venuto dall’Est, anche se non mette piede in Russia da sedici anni, e neppure pianifica. Prima ammorbidisce con un «non ho avuto grandi occasioni per tornarvi a suonare», poi la franchezza prende il sopravvento, «ci sono poi motivi personali». Vince, infine, il richiamo del tetto natio: «in Russia si avverte ancora un grande entusiasmo per la musica, Mosca è ricca di orchestre, belle sale, teatri... certo, mi dicono che mancano i soldi».
L’Italia volentieri ha adottato Krylov. Che ricambia con un italiano fluente, addirittura forbito, una residenza a Cremona (città d’elezione del violino), barca-casa di vacanze sul lago di Garda. Krylov sarà a Salò, stasera (ore 21.30), ospite del festival violinistico «Estate Musicale del Garda», rassegna alla quarantasettesima edizione, en plein air: sul sagrato del Duomo cittadino.
Assieme a Krylov, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Roberto Misto. La serata apre con Ouverture dalle Nozze di Figaro e la Sinfonia KV 425 «Linz» di Mozart per poi consegnarsi a Krylov che propone il Secondo Concerto di Prokofiev e l’iperbolica Tzigane di Ravel. Il secondo di Prokofiev figura tra i preferiti di Krylov che l’ha in repertorio dal 1992, «non lo eseguivo da anni, poi in questo ultimo mese l’ho riproposto cinque volte, perlopiù in Germania». Una partitura che è un test psicanalitico, confessa Krylov: «Mentre lo suono mi vengono in mente cose dell’infanzia. Come tante partiture di Sostakovich, è una miniera di messaggi in codice, di allusioni e visioni che la mia identità russa consente di cogliere. Mi interessa molto farlo, è come se vedessi scorrere dei fotogrammi».
Krylov ha in repertorio ogni riga che Prokofiev abbia destinato al violino ma il 2006 si annuncia un anno dominato da un altro grande russo del Novecento, Sostakovic. Un 2006 fatto per consolidare, una volta per tutte, un’attività che acquisisce sempre più smalto: nell’agenda di Krylov campeggiano i concerti a Londra in collaborazione con Vladimir Ashkenazy, quelli a Parigi per Radio France con Ton Koopman sul podio e una tournée con la London Symphony Orchestra. Bene anche sul fronte del disco con un contratto da firmarsi a giorni con un’importante etichetta discografica. Altro approdo-consolidamento, la rinnovata collaborazione con il violoncellista epocale e direttore Rostropovich che ha puntato su Krylov per l’appuntamento – dove l’arte sconfina nell’affetto - a Baku, la città del violoncellista. Che cosa vuol dire collaborare con Rostropovich? «Vuol dire lavorare con un mito: da questi personaggi c’è tanto da imparare, sul versante musicale e artistico», parola di Krylov.