Il violino senza fronzoli di Hilary

Hilary è donna fra le più celebrate degli Stati Uniti. Una fama conquistata a colpi d’arco, già nel 2001 il Time la definì «la migliore giovane musicista classica d’America». Stiamo alludendo a Hilary Hahn, la violinista di Lexington (Virginia), dagli occhi di cerbiatto, riflessivi e seriosi, e un incedere elegante e dinoccolato di chi ha praticato danza. Una ragione in più per frequentare con naturalezza il palcoscenico.
La Hahn sarà in città oggi, attesa dalle Serate Musicali che per assecondare l’agenda fitta della concertista esulano dal rito del lunedì e ospitano l’artista non nella consueta sala Verdi del Conservatorio ma al Teatro Dal Verme, sempre alle ore 21. La Hahn farà coppia con un’altra concertista di vaglia, l’ucraina Valentina Lisitsa, bravura e pure bellezza dell’Est. Il programma porta tre Sonate per violino e pianoforte, di Janacek, Mozart e Beethoven, per violino solo, la tremenda op. 27 n. 2, più quel saggio di bravura pura che è «Il Trillo del diavolo» di Tartini.
Il violinismo della Hahn è pulito, senza fronzoli, fatto di un suono limpido eppure corposo, maturato sui «banchi» di Bach: autore nelle corde di un’interprete che si fece conoscere al mondo del disco con tre Sonate e Partite di Bach. Scelta coraggiosa per l’allora fanciulla prodigio evidentemente attenta a non bruciarsi. Altra scelta cauta, quella di rifiutare una promozione a sedici anni e optare addirittura per rimanere a scuola per altri anni aggiungendo corsi supplementari: di lingua e letteratura.
Ex bimba prodigio pure la Lisitsa, nota come «angelo del pianoforte», non certo per il suo approccio allo strumento, semmai temperamentoso, ma per l’aspetto. Due traguardi invidiabili per un duo di qualità. E con non pochi spunti per un mondo della classica sempre più attento anche alle questioni d’immagine.
Hilary Hahn, Valentina Lisitsa
stasera ore 21
teatro Dal Verme