Tra vipere e diavoli uno sberleffo al mito della famiglia

«Cani di bancata» pugno nello stomaco che racconta i codici della mafia

Enrico Groppali

Il ravennate Teatro delle Albe, diretto da Marco Martinelli in affettuosa compartecipazione con la sua compagna e attrice in esclusiva Ermanna Montanari, si è fatto un nome anni fa con una versione di Ubu roi intitolata I polacchi. Di cui resta nella memoria l'ampia distesa nevosa dello spazio scenico ingombro di cadaveri su cui fischiava rabbioso il vento della storia tutt'uno al roco alternarsi di sparsi richiami all'ordine che conferivano allo spettacolo l'acre consistenza di un sogno.
Ed è significativo che da quell' exploit calato in una forma cangiante di toni sbracati e sardonici oggi sia nato un dittico, calato in due spazi diversi, che sotto il comun denominatore della Germania pallida madre cantata dai romantici, vuole assemblare in un nodo indissolubile, lo stuck anarchico di Werner Schwab Sterminio insieme alla geniale pochade di Christian Dietrich Grabbe Scherzo, satira, ironia e sentimento profondo che André Breton riteneva la matrice di Ubu elevandola al rango di «perfetto esempio di un surrealismo in anticipo sui tempi». Naturalmente, per garantire la contiguità di due testi scelti ad affossare nei modi di un atroce sberleffo da Grand Guignol il mito invalicabile della famiglia, Martinelli ha optato - per quanto riguarda la pièce di Grabbe - per una riscrittura totale. Che se ci fa perdere il profumo nostalgico di un copione finora lasciato ingiustamente ammuffire tra i tesori perduti di una biblioteca ideale, recupera in cambio quello stile spavaldo e provocatorio che l'autore riteneva inscindibile dal proprio modo di incidere beffardo sui contemporanei. Accade così che, mentre in Sterminio, il groviglio di vipere della cellula familiare esemplato in alcuni stereotipi di struggente nefandezza viene incapsulato dal regista in una funerea scatola a tagliola simile a uno schermo cinematografico con tanto di sipario di ferro che taglia a ghigliottina l'azione avanzando sinistro a far cadere nel nulla le maschere oscenamente pittate di Hermann e di Mamma Verme, per lo Scherzo la troupe al completo occupi lo spazio gigante della sala adiacente. Dove un diavolo, costretto a celarsi sotto una divisa da portiere sbalestra e commenta l'osceno commercio di alcune bambole di carne spedite in valigia al miglior offerente mentre l'abbigliamento severo delle vittime fa pensare alle recluse di Mine-Haha il palazzo del piacere di Wedekind e la farsa ammicca al congelamento delle coscienze. Accompagnata da una musica dozzinale che tramuta questa testimonianza in una macabra féerie da Kabarett suburbano.

STERMINIO - di Schwab: SCHERZO, SATIRA, IRONIA E SENTIMENTO PROFONDO - di Martinelli da Grabbe Teatro delle Albe, diretto da Marco Martinelli. Ravenna, Teatro Rasi, fino al 15 dicembre.