Le virtù calpestate dei nostri Pastori

È sbagliato da parte di un «gruppo di riflessione» di alcuni cattolici criticare l’operato di Siri e dei suoi successori

(...) di riflessione di 150 cattolici. Grande amarezza per le molte cose non vere che vi si affermano, gabellate con supponenza per verità rivelata, ma soprattutto per l’acrimonia che da esse trasuda nei confronti dei loro e nostri Pastori di ieri, di oggi e, financo, di quelli ancora a venire.
Non possiamo quindi non fare, per giustizia e rispetto verso chi ci ha guidato pastoralmente per anni nella nostra Diocesi, alcune doverose, per quanto necessariamente incomplete puntualizzazioni. Innanzitutto sulle superficiali inesattezze sulla figura, sul pensiero e sull’azione del cardinale Siri, liquidato come un semplice dispensatore di nozioni scolastiche anziché, quale fu, un lungimirante teologo e, nel contempo, uomo di popolo, così vicino alla gente.
L’epoca di Siri non fu affatto caratterizzata dalla lotta e dal sequestro delle idee conciliari, basti ricordare, fra le altre cose, che proprio in quell’epoca, proprio quale frutto del Concilio, si ebbero anche a Genova, la nascita e la diffusione dei vari Movimenti ecclesiali, Focolarini, Sant’Egidio, Cl, Rinnovamento dello Spirito Santo, definito, quest’ultimo, da Paolo VI, una «chance» per la Chiesa.
In secondo luogo sui frettolosi giudizi dati sui successori di Siri, cardinale Canestri, ancora oggi ricordato con amore da quanti ebbero il privilegio di vivergli vicino e alla luce della sua dottrina; cardinale Tettamanzi, teologo dalla dottrina monumentale, ma capace di esserti vicino con la bonomia del più umile dei parroci; cardinale Bertone che lascia oggi Genova per l’alto incarico che tutti conosciamo ed al quale mai, al suo arrivo a Genova, avrebbe forse potuto immaginare di essere chiamato.
Ci lascia quindi, cari fratelli, un Pastore che nel suo pur breve servizio ha cercato di promuovere quanto più possibile da un lato l’autonomia del laicato ma, dall’altro, la sua attiva partecipazione alla vita ecclesiale, promuovendo il dialogo e gli incontri, e frequentando il più possibile i movimenti, sui quali ha vegliato anche sotto il profilo spirituale.
Ha ricevuto e visitato, più giorni alla settimana per tre anni capillarmente parroci e preti, recandosi anche a casa loro per rendersi conto da vicino di ogni aspetto, anche non spirituale della loro vita.
Ha condotto battaglie difficili per lo sviluppo e la difesa degli ospedali di cui è presidente ed è intervenuto con il suo consiglio ed appoggio in ogni momento difficile della vita sociale ed economica della città.
Ha difeso i più alti valori cristiani della famiglia e della vita, non facendosi condizionare, pur rispettandola, dalla «politica», parlando sempre con coraggio ed a chiare lettere.
Ha, in buona sostanza, nel breve tempo concessogli, servito con amore e dedizione la sua Diocesi, il suo popolo, il Signore.
Ora, lasciandoci per la Segreteria di Stato, siamo certi riserverà una preghiera al Signore affinché illumini chi lo ha qui ingenerosamente attaccato.
Cari Angelo e Silvana, in attesa del nuovo Pastore, chiunque potrà essere, o se sarà, come si dice, monsignor Angelo Bagnasco, deponiamo ogni pre-giudizio; egli arriva certamente nel nome del Signore e, anziché andargli già ora «contro», cerchiamo tutti di andargli «incontro», spalancandogli, con la porta della nostra Diocesi, anche quella del nuostro cuore.
*a nome del consiglio di presidenza
delle Aggregazioni laicali