Virtuosismi e raffinatezze per seppellire l’immaginazione

Sconsigliare un libro non vuol dire dare un giudizio negativo, ma mettere amichevolmente in guardia il lettore. Attento: se non sei uno specialista, non inerpicarti per queste pagine, perché ti troverai a disagio, e proverai soggezione, ma godimento zero. È il caso del libro di un autore apprezzato un po’ automaticamente da tutti, Paul Auster, uno di cui non si discute il talento. Ma Viaggi nello scriptorium (Einaudi, pagg. 112, euro 14,50, trad. di Massimo Bocchiola), no. Un libro statico, asfittico, angosciante e autocelebrativo, pirandelliano e beckettiano, una summa di tic novecenteschi, che comincia a pag. 3 e ricomincia con sette paragrafi ricopiati tali e quali a pag. 109. Virtuosismi e raffinatezze sparsi sul cadavere dell’immaginazione.