Virtus, c’è la grana Pesic: in rotta con i tifosi

Marcello Castaldi

C’è qualcosa che non convince nella Lottomatica Roma allenata da Svetislav Pesic: e non ci riferiamo solo al gioco della squadra capitolina. Nel processo di maturazione di un gruppo, sconfitte come quella di sabato scorso a opera della Snaidero Udine sono da mettere in preventivo. Ragazzi come Tonolli, Righetti, Sconochini e Tusek rappresentano il cuore storico della Virtus, atleti che da anni si impegnano per conquistare qualcosa di importante. L’arrivo lo scorso anno di un tecnico esigente e vincente come Svetislav Pesic, ha innescato una reazione che ha portato tutto la squadra a un incremento sostanziale di impegni, responsabilità e lavoro. Sono arrivati a Roma campioni del calibro di Dejan Bodiroga, Vlado Ilievski e David Hawkins, e, con loro, la Lottomatica ha iniziato a giocare un basket tutto nuovo, diventando in poco tempo una squadra molto più competitiva e temibile.
Una tale crescita porta a serate entusiasmanti come quelle di Le Mans o Kazan, ma anche a gare meno brillanti come quella con Reggio Emilia e quella con Udine sabato scorso. Una crescita che evidentemente è a buon punto perché un’altra peculiarità che esalta Roma è proprio quella di saper vincere le serate che non si possono sbagliare. Roma doveva recuperare 14 punti a Le Mans e tenere i 5 di vantaggio contro il Kazan e sappiamo tutti com’è andata a finire, senza dimenticare le splendide vittorie contro Gerusalemme e Stella Rossa sempre in Uleb Cup.
Quello che non convince è il comportamento di Svetislav Pesic. Chi era al Palalottomatica sabato sera per Roma-Udine, ha assistito a un time-out unico nel suo genere nella storia del basket, con Pesic che ha speso 40 secondi della pausa per affrontare la tifoseria. Pesic al momento vive e lavora a Roma, una città che non ha nulla a che vedere con nessuna delle città che in passato hanno beneficiato dei servigi del tecnico serbo, come Barcellona o ancor peggio Berlino. Roma è unica, oltre che eterna: terribilmente difficile da espugnare. Lo stesso Fabio Capello nel calcio, dopo aver girato l’Italia intera e mezza Europa, ha definito Roma la più bella città del mondo ma anche la più impenetrabile, con uno scudetto che se conquistato su questi Colli ne vale almeno dieci di una milanese o di una torinese qualunque. Concetti sintomatici. Pesic, dopo aver attaccato i giornalisti che danno alibi ai giocatori, dopo aver attaccato gli arbitri e un commentatore di Sky, sabato ha addirittura puntato il dito verso coloro che pagano il biglietto: i tifosi. Prescindendo da analisi e commenti (a tal proposito, la faccia dell’intero parterre mentre Pesic si recava sotto la curva, era tutto dire) resta da chiedersi il perché di un tale comportamento. Capire come mai un tecnico vincente e di fama come lui presti il fianco a quattro tifosi che urlano com’è avvenuto al rientro delle squadre nello spogliatoio. Giovedì arriva il primo esame di stagione: la Coppa Italia. L’esordio proprio la sera del 16 contro la Climamio (ancora lei!) alle 20.30. Roma arriva alla «final eight» di Forlì con ottime possibilità di vittoria finale, perché come detto, è una squadra pronta per i grandi appuntamenti. Non ingannino le sette sconfitte in campionato: la Lottomatica è quella vista a Le Mans e a Kazan.