La Virtus ha paura: ad Avellino senza coach

Dicono che ogni transazione fra la verità e la menzogna è sempre a danno della verità. Sarà così anche questa volta se Matteo Boniciolli, allenatore della Virtus Bologna, non sarà in panchina domani sera ad Avellino dove lo aspettano non certo per ringraziarlo di aver portato la squadra di basket alla vittoria in coppa Italia, con un posto in Eurolega, ma soltanto per rinfacciargli un tradimento sportivo. Lo amavano tanto, ma poi lui ha chiesto il divorzio anticipato, spiegando che si sentiva troppo lontano dalla sua casa di Trieste, dalla famiglia, aggiungendo qualcosa che non è piaciuto alla gente perché anche se le cose non vanno bene è vietato parlarne al di fuori, figurarsi un ospite.
Tutti sanno che sarà insulto libero, lo è regolarmente nello sport italiano, su tutti i campi, ma tutti sanno anche che a rimetterci saranno soprattutto i giocatori in una partita già difficile e delicata perché non è che con Zare Markovski, l'allenatore di oggi, le cose vadano tanto bene ad Avellino. Partita in televisione, ma solo per la parte giocata. Il prima e il dopo non lo garantisce nessuno, anche se la scelta di Claudio Sabatini, proprietario della società bolognese, di non mandare l'allenatore nella trasferta per «preservare lo spirito di festa che dovrebbe accompagnare ogni sfida sportiva» è più una resa che una geniale trovata.
Il suo avversario, Vincenzo Ercolino, è pronto a garantire che per Boniciolli, a parte i fischi che nessuno potrebbe impedire, non ci sarà alcun rischio e, anzi, guardate l'ironia in certe situazioni, troverà in spogliatoio un pacco di latticini, quelli che, sia detto senza malizia, piacevano tanto alla moglie. Per il sindaco di Avellino, Galasso, «è la Virtus che rovina lo spirito di festa con questo annuncio. È un duro colpo alla nostra città».
Come vedete, visto che è stata allertata anche la Digos, la situazione creata ad arte, con la denuncia alla federazione per un contratto privato che Boniciolli non avrebbe rispettato, non è delle più facili. Sarà un problema per tutti, per i giocatori, per gli arbitri, per chi commenta, perché in questo basket se dici quello che pensi, ti mettono al rogo. Comunque sia, se fossimo in Boniciolli andremmo lo stesso ad Avellino. Gli diranno di tutto, ma non potranno togliergli mai quello che lui ha regalato alla società, la stessa che negli anni ha cacciato tanti allenatori, la stessa che ha dovuto difenderlo, forse dagli stessi feroci contestatori di domani, l'anno scorso, dopo un inizio senza successi.
Qualche anno fa Ettore Messina, numero uno degli allenatori, se ne andò dall'Italia perché non sopportava più certi insulti, la rabbia e il veleno. Siamo sempre allo stesso punto.