Il virus dei piloti ha colpito anche i ghisa

Quando il sindacato autonomo dei vigili si compiace apertamente che l'assemblea di domenica «ha creato non pochi problemi alla circolazione soprattutto nelle zone periferiche», diventa evidente che la situazione è degenerata. Ma come? I ghisa, un tempo portati in palma di mano dai milanesi per il loro contributo a rendere vivibile la città, si rallegrano non per avere recato un danno al loro datore di lavoro, ma per avere fatto impazzire centinaia di automobilisti che volevano solo accedere al centro? E, non contenti di questa bella impresa, si propongono di fare il bis a Sant'Ambrogio, quando la città dovrà misurarsi con la prima della Scala e la fiera degli Oh bej! Oh Bej!? Se c'era ancora qualcuno che dubitava che nella Polizia Locale esercitano ormai troppa influenza elementi che non hanno a cuore la propria missione, ma solo - come dei piloti Alitalia qualsiasi - i propri interessi (se non ancora meno confessabili obbiettivi politici), gli eventi di questi giorni devono avergli chiarito le idee. Il conflitto Comune-Vigili ha le sue origini almeno dieci anni fa, quando l'allora sindaco Albertini ridusse d'autorità i ghisa di scrivania, impose che una percentuale maggiore scendesse in strada e scelse come comandante un generale dei Carabinieri, ma è sotto la giunta Moratti che è salito di tono. Ad agitare le acque sono spesso gli stessi personaggi, come quel Roberto Miglio che già allora stava per essere espulso dal corpo per i suoi comportamenti insolenti. Ora, nessuno nega ai Vigili il diritto ad avere una vertenza con il Comune, ma è doveroso dire due cose. Primo, essi sono pur sempre poliziotti, anche se locali, e perciò sono tenuti a un comportamento conforme. Secondo, le loro rivendicazioni normative appaiono ispirate soprattutto dalla voglia di lavorare di meno, e quelle finanziarie non sembrano giustificate né dalla loro condizione, né dalla situazione generale. Che, per questi motivi, tengano periodicamente la città in ostaggio non è tollerabile.