Il virus dei polli colpisce i posti di lavoro

La psicosi ha cambiato le abitudini alimentari: a ruba i prodotti tipici, biologici e senza Ogm

Maddalena Camera

da Milano

«Più che una pandemia è un pandemonio». Il gioco di parole è di Giordano Veronesi presidente del gruppo Aia, ossia tra i maggiori produttori di carni avicole in Italia intervenuto al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Cernobbio. «La paura dell’influenza dei polli rischia di mandare in crisi tutto il settore - spiega Veronesi, 64 anni - si tratta di un indotto che dà lavoro a 180mila persone. Se l’allarme non rientra e la gente non ricomincia a mangiare carne di pollo io rischio di dover mettere in cassa integrazione almeno 1200 dipendenti su 4500».
Per Veronesi l’influenza dei polli sta diventando dunque una cosa molto seria. Ma anche assurda. «Da noi il pollame è supercontrollato - continua - la televisione mostra immagini di paesi dove l’allevamento viene fatto in modo del tutto diverso. I nostri animali stanno bene e sono sani. Non c’è nessun allarme, nessun problema. Il risultato però è lo stesso: la gente al supermercato non compra più la carne di pollo. I consumi sono scesi del 50%. Se va avanti così la cassa integrazione nella mia azienda, tra qualche settimana, sarà un percorso obbligato. I sindacati sono già stati avvisati e sono molto preoccupati. Eppure in 40 anni di attività non abbiamo mai dovuto prendere provvedimenti così drastici».
Secondo Veronesi il fenomeno è tutto italiano. «All’estero - continua - il crollo nei consumi non c’è stato. Hanno i nervi più saldi o forse i mezzi di informazione hanno usato toni più morbidi. La televisione in Italia fa del terrorismo. Uno scandalismo vergognoso. Mi sono lamentato anche con il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce».
Per difendere la categoria Veronesi, che oltre ad essere allevatore è anche veterinario, non si è risparmiato. «Ieri ho persino mangiato una tartare di pollo davanti alle telecamere di una televisione locale - spiega - era la prima volta e ho scoperto che il pollo crudo se ben condito non è male». Se è cotto però anche se infettato dal virus rischi non se ne corrono. «Il virus è termolabile - spiega ancora - nel senso che cuocendo il rischio del contagio diventa comunque nullo anche se l’animale avesse contratto la malattia». Veronesi ha anche un’idea su chi possano essere i responsabili di questo allarmismo. «Chi ci guadagna sono le industrie farmaceutiche che stanno vendendo più vaccini antinfluenzali».
«Però è davvero un peccato. Il settore non solo è sano - ha detto - ma è tra i pochi ad esportare anche all’estero».
I numeri comunque parlano da soli. Da una analisi effettuata dalla Coldiretti, l’associazione di categoria, si registra che l’Italia a livello europeo è l’unico Paese in cui si è verificato un vero e proprio crollo dei prezzi della carne di pollo: -27,4% su base mensile. In Francia, invece c’è stato addirittura un aumento del 5,2%.
«Una disparità che dimostra quanto sia forte la reazione emotiva sul mercato nazionale che colpisce senza fondamento l’allevamento italiano» ha commentato il presidente di Coldiretti, Paolo Bedoni. Dall’analisi emerge anche che, sempre su base mensile, il prezzo dei polli aumenta non solo in Francia, ma anche in Germania (+2,9%), mentre rimane pressochè stabile nei Paesi Bassi ed in Inghilterra (-1%) e cala leggermente in Spagna (-2,7%).
L’allarme ha comunque cambiato radicalmente le abitudini alimentari degli italiani, sempre più attenti alla qualità. In Italia, secondo l’indagine 2005 Coldiretti-Ispo, è infatti aumentato negli ultimi due mesi il numero di consumatori che acquistano prodotti tipici (+9%), biologici (+6%) e garantiti per l’assenza di Ogm (+9%).