Virus mutato, la paura fa bene al vaccino

OMS Ai due morti norvegesi colpiti dalla variante «cattiva», si sono aggiunti i due pazienti francesi

Quello che si temeva ora trova conferma. Anche in Italia è «sbarcato» il virus dell’influenza A mutato, più aggressivo e soprattutto refrattario alle cure del Tamiflu, l’antivirale che si usa per combattere l’influenza nelle forme più gravi. La notizia arriva dal Policlinico San Matteo di Pavia dove una bambina di due anni è stata colpita dal ceppo cattivo circa due settimane fa. Per fortuna la piccola ora sta meglio anche se è in isolamento per evitare che possa contagiare con la forma più grave altri pazienti e i suoi stessi genitori.
La mutazione è stata registrata il diciotto novembre scorso ed è stata segnalata al ministero della Salute nella più totale discrezione. E a Roma gli esperti vogliono fare analisi approfondite prima di rendere noto il caso anche perché l’allarmismo in fatto di influenza A si diffonde più rapidamente del virus stesso. Ha già fatto il giro del mondo, infatti, la notizia data dall’Oms dei due casi mortali norvegesi con il ceppo mutato a cui si sono aggiunti i due pazienti francesi. Ora la lista si allunga anche all’Italia e non è detto che il caso di Pavia sia isolato. All’Istituto superiore di Sanità stanno verificando altre situazioni.
Anche in Italia insomma, si prepara il prossimo tam tam mediatico. La nuova parola d’ordine della paura è «attenti alla mutazione». Sarà che le precedenti ondate di panico ormai si vanno sgonfiando. E, siccome migliaia di fiale di vaccino sono rimaste inutilizzate, niente di meglio di un nuovo allarme per spingere le vaccinazioni.
Sul rischio mutazioni però, i medici italiani frenano. «È vero, si tratta del primo caso in Italia del ceppo mutato – conferma il virologo Fausto Baldanti – si è verificata una mutazione del gene N, cioè della neuraminidasi, che in pratica blocca l’efficacia del Tamiflu. Infatti, sulla piccola paziente abbiamo dovuto ricorrere a cure più pesanti». Baldanti si riferisce a un altro tipo di antivirale, il Relenza iniettato alla piccola che subito dopo ha risposto bene alla terapia. Ma il medico vuole evitare allarmismi. «Dopo questo caso non bisogna fare la caccia al Relenza anche perché questi farmaci vanno somministrati sotto stretto controllo medico. Inoltre, il caso della bambina è unico da noi. Abbiamo analizzato altri 50 pazienti è tutti hanno reagito bene al Tamiflu».
Baldanti, che è anche il responsabile del laboratorio di Virologia, conferma il caso anomalo ma ammette che la diffusione generale dell'influenza A è rallentata rispetto alle scorse settimane. E la corsa al vaccino, già contestata in partenza da parte dei medici, si è praticamente bloccata. Proprio lo spauracchio del virus mutato potrebbe far superare lo stallo. Le case farmaceutiche infatti, si affrettano a confermare che il vaccino funziona anche con questa mutazione. «Il tanto vituperato adiuvante a base di squalene – precisa il virologo Fabrizio Pregliasco - copre in modo trasversale delle mutazioni virali. Quindi non si deve abbassare la guardia in fatto di vaccinazione. L’inverno deve ancora arrivare e il picco pandemico non è detto sia già passato».
Intanto, chi ha già vissuto l’esperienza dell’influenza A non è uscito molto traumatizzato. Tre giorni di febbrone da cavallo e tosse per un paio di settimane. Senza bisogno di vaccino né antivirali. San paracetamolo ha risolto i picchi di febbre senza problemi. E le complicazioni non si sono avute se non per i malati cronici e per le gravide. Ma le autorità insistono sulla vaccinazione di massa che dovrebbe partire a gennaio. Del resto, pure nel rigoroso Veneto, solo la metà dei medici si è sottoposto a vaccinazione mentre su base nazionale, solo due infermieri su dieci ha scelto la via della prevenzione. I più ligi, sono stati gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e i militari. Qui, le raccomandazioni ministeriali sono diventate ordini.