Virus del Nilo, via ai test sul sangue donato

Le sacche di sangue sono sorvegliate speciali. Sono in corso verifiche speciali sulle donazioni per scongiurare il rischio di contaminazioni e dare la garanzia che il sangue donato sia totalmente pulito. Infatti, in base a uno studio condotto dalla Regione, nel 2009 in Lombardia circa l’1 per cento dei donatori di sangue aveva contratto il virus del Nilo occidentale, noto anche come West Nile Virus. Proprio per questo il Pirellone ha deciso di attivare il test Nat, capace di riconoscere il virus all’interno degli screening del sangue e degli emocomponenti, comprese le donazioni di cellule staminali del midollo, periferiche e del cordone. Con i test si cercherà di capire se qualche sacca è contaminata. In tal caso verrà eliminata dagli archivi del sangue.
«Questo provvedimento - spiegano gli esperti - ha permesso di mantenere elevata la garanzia di sicurezza del sangue raccolto nella nostra Regione». Lo screening riguarda le persone che più di altre sono state esposte al virus del Nilo: questo, contrariamente al nome, si trova anche in Italia, tanto che i controlli sono indicati per gli abitanti della provincia di Mantova ma anche per le persone che, tra il 15 luglio e il 15 novembre scorsi, abbiano trascorso anche un solo giorno nell’area del Delta del Po (quindi nelle province di Rovigo, Venezia, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e Modena, oltre a Mantova).
Il virus Wnv si trasmette attraverso la puntura di zanzare infette: colpisce uccelli selvatici, equini, in minor misura cani, gatti e conigli, e ha raggiunto anche l’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza, mentre non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con gli individui infetti. Oggi questo virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America, facendo registrare anche casi mortali (encefaliti), mentre risale a due anni fa il primo caso riscontrato nel mantovano. «Va detto però che in Italia - concludono gli esperti - non vi è stato finora nessun caso di decesso causato da questo virus, come invece è accaduto ad esempio negli Stati Uniti o in Francia». L’infezione è diffusa ma asintomatica nella maggior parte dei casi, o presenta solo leggeri sintomi.
La situazione è sotto controllo e gli esperti sostengono che nessuno abbia di che preoccuparsi. Lo screening e le analisi serviranno appunto per fugare qualsiasi dubbio.