Il virus Prodi abbia il suo decorso

Egidio Sterpa

Le Camere sono chiuse, il governo va verso i suoi cento giorni (li compirà il 25 agosto), la politica affronta, come al solito, un'estate dialettica, fatta di interviste interessate, colme di ipotesi su quel che può accadere in autunno. Non mancheranno la noia e, soprattutto, vaghezze e ambiguità. La politica italiana è la più improbabile del mondo. Angela Merkel, la cancelliera tedesca, richiesta di una previsione sul nostro futuro politico, ha chiesto tempo per pensarci e verificare. Ci troviamo anche noi nelle stesse condizioni.
Noi possiamo, tutt'al più, provare a ragionarci, ma - lo diciamo per onestà ai lettori - tra molte improbabilità. Partiamo da una proposizione di Casini, il leader del Cdu. Si apre - ha detto - «una nuova fase politica». E che vuol dire? Che egli e il suo partito si preparano a traghettare a sinistra? L'ho già scritto qualche settimana fa: personalmente non credo che questo possa avvenire. Baso il mio giudizio sulla razionalità politica, di cui non credo che Casini, Buttiglione, Tabacci, lo stesso Follini, siano sprovvisti.
Passare a sinistra per fare che? Per farsi assimilare senza un ruolo dignitoso, bruciando tutto il credito conquistato in questi ultimi dodici anni? Per permettere a Prodi - che tra l’altro mostra, e non solo lui, di snobbarli - di avere una maggioranza al Senato? Sarebbe, sì, davvero la fine, soprattutto per Casini, di una brillante carriera politica. No, non posso credere che ci sia tanta vocazione al suicidio.
C'è chi ipotizza che Casini e i suoi maggiorenti aspettino una possibile prossima caduta di Prodi per entrare in una nuova maggioranza di centrosinistra. Ipotesi confortata da congetture all’interno dello stesso centrosinistra, dove si vivono drammaticamente le ansie provocate dai dissensi e dai ricorsi ai voti di fiducia (siamo a sette in poco più di settanta giorni).
Anche questa, però, è un'ipotesi assai problematica. Che centrosinistra sarebbe con l'inserimento dell'Udc? Non è da escludere che una parte della sinistra radicale si chiamerebbe fuori. E dove sarebbe il vantaggio numerico per l'attuale maggioranza? Senza contare che anche tra gli ex Dc della Margherita l'arrivo degli ex sodali dello scudo crociato suscita preoccupazione per motivi vari, da quelli ideologici ad altri più pratici.
Ma no, pure qui siamo ai limiti della razionalità. La possibilità più naturale e logica, nel caso di caduta di Prodi, sarebbe il ricorso alle elezioni. Il centrosinistra, è vero, le teme, ma non sarebbe facile evitarle.
Se tutte queste ipotesi appaiono improbabili, che vuol dire allora sostenere un allargamento della maggioranza, tesi condivisa apertamente persino da Bertinotti (il quale pensa, evidentemente, a passaggi senza pedaggio) e soprattutto da Marini, il quale certamente ipotizza l'arruolamento di una porzione consistente di ex Dc oggi nel centrodestra? In effetti che soluzione sarebbe mai un passaggio a sinistra di qualche senatore? Nient'altro che un'operazione di degradante compravendita. Con quale prospettiva politica?
Rimane da esaminare l'ipotesi che «la nuova fase politica» ipotizzata da Casini possa portare, senza inciuci, ad un colloquio franco tra i due poli almeno su questioni fondamentali come, per esempio, la politica estera e la finanziaria.
Nell'aria ci sono un «ragioniamoci insieme» pronunciato da Berlusconi e una proposta di patto per la finanziaria avanzato vagamente da Fini, il che ha fatto dire a Casini: «Sono stato il primo a pensarci». Ma anche qui siamo nella sfera delle improbabilità.
A vantaggio di chi andrebbe un simile colloquio? E, soprattutto, che tipo di finanziaria ne verrebbe? La gradirebbe la sinistra radicale?
Stesso discorso per la politica estera. Insomma, non si vede come siano possibili larghe intese che, come è noto, trovano scettico anche il Quirinale.
Il convento della nostra politica, per ora, passa il minestrone di Prodi. E, a destra, Berlusconi non è sostituibile. Mere illusioni altre ipotesi.
A un osservatore liberale non resta che consigliare di lasciar cuocere nel proprio brodo il centrosinistra, che certo non sta bene in salute. Meglio lasciargli fare il suo corso.