Virus subprime alle porte, l’Europa trema

E Londra prova a salvare il colosso dei mutui Bradford & Bingley

da Milano

Emergenza mutui: sale la paura in Europa, dopo che il virus dei subprime è entrato nel vivo del suo sistema bancario. Le prossime ore saranno decisive per il futuro di Fortis, la più importante banca belga-olandese, che sta lottando disperatamente contro l’ondata di sfiducia degli investitori, e del colosso britannico dei prestiti ipotecari Bradford & Bingley, le cui azioni sono crollate ai minimi venerdì: per entrambe si sono mobilitati i rispettivi governi e autorità di controllo, che stanno lavorando febbrilmente in questo week-end. Una crisi planetaria, che le banche centrali monitorano ora per ora: ma, mentre la Fed si prepara a tagliare i tassi ad ottobre - la probabilità è al 100% - la Bce rimane alla finestra. Anche se un analista della banca svizzera Ubs, George Magnus, ha definito «molto forte» la possibilità di un intervento congiunto di Federal reserve, Bce e Banca d’Inghilterra.
Per il momento, le autorità europee si limitano a uno stretto controllo dei mercati finanziari: «In questo momento spegniamo l’incendio. È quello che dobbiamo fare nell’immediato, ed è quello che fanno le autorità americane», ha detto il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn. «Ma dopo dovremo tirare le conseguenze» e sarà necessario «regolamentare le istituzioni e i mercati finanziari», ha concluso.
Intanto negli Stati Uniti è rush finale sul piano d’emergenza da 700 miliardi di dollari voluto dalla Casa Bianca per arginare il virus subrime: nel Congresso blindato i mediatori sono al lavoro da ieri per trovare un accordo prima della riapertura delle Borse domani. Ai colloqui partecipa anche il ministro del tesoro Henry Paulson, il padre del piano. Il presidente, George W. Bush, è fiducioso. Dopo il fallimento di Lehman Brothers e di Washington Mutual, cresce però la pressione sul colosso Wachovia, che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe avviato trattative preliminari con Wells Fargo, Banco Santander e Citigroup.
Quanto a Bradford & Bingley, la prima opzione, secondo il Financial Times, è la vendita: Hsbc e Banco Santander potrebbero essere coinvolti. La seconda soluzione potrebbe riguardare le sei maggiori banche britanniche, che si dividono una quota di circa il 30% di Bradford & Bingley, e che si potrebbero spartire il suo portafoglio prestiti da 52 miliardi di sterline. Come ultima possibilità, infine, c’è la nazionalizzazione, che, secondo il Daily Telegraph e il Daily Mail, sarebbe allo studio da parte del governo britannico.
Quanto invece alla crisi di Fortis, il portavoce della Commissione banche e assicurazioni belga Veerle de Schryver, annuncia: «Le parti discuteranno i possibili scenari in senso cooperativo». Il gruppo leader delle assicurazioni in Benelux, ha tentato disperatamente di rassicurare il mercato, confermando che venderà asset per 10 miliardi di euro, e sostituendo l’ad Herman Verwilst, nominato solo due mesi fa, con Filip Dierckx: ma in Borsa la débâcle del gruppo è proseguita venerdì con un calo del 21 per cento.