IL VIRUS

Quando Berlusconi ha annunciato che avrebbe usato per la campagna elettorale il vecchio Libro nero sul comunismo avrei voluto suggerirgli, ma colgo l’occasione e lo faccio qui, di andarsi a leggere un po’ dei documenti della Commissione Mitrokhin e farsi un’idea un po’ più aggiornata del comunismo, sia di quello made in Italy che dell’altro made in Urss. Ma poi abbiamo letto sul Secolo che il comunismo non esiste più e ci siamo chiesti se per caso abbiamo smarrito il senso della storia. Dovrebbe bastare sapere che in questo momento nelle carceri cubane marciscono intellettuali, giornalisti e comici di cui nessuno si cura, né vale ripetere quel che abbiamo già documentato sulla Cina e la Corea del Nord. Ma il comunismo della cui attualità incredibilmente si discetta è riconoscibile comunque si ribattezzi perché ha una sua impronta digitale che prescinde dalla contabilità dei milioni di innocenti assassinati. Il sangue e la sua memoria tendono a scolorire col tempo, ma non scolorisce e anzi rinnova i suoi orrori il delitto più sottile, quello della menzogna, che produce menzogna in eterno. Esiste una menzogna capostipite, di cui le altre sono figlie e che riguarda il più occultato dei delitti: l’alleanza, non furbesca e dilatoria come poi fu ordinato che si dicesse, ma ideologica e politica, tra nazismo e comunismo nel 1939-1940, quando cioè Stalin decise di cominciare la seconda guerra mondiale dalla parte di Hitler mandando le bandiere dell’Armata Rossa a mescolarsi con quelle della svastica. Fu allora che il comunismo mondiale, compreso quello francese e italiano in esilio, furono mobilitati per sostenere con ogni mezzo l’alleanza nazicomunista contro la borghesia capitalista delle democrazie occidentali. Gli intellettuali e i dirigenti comunisti italiani d’allora furono chiamati a comportarsi come si comportava nella Francia occupata l’Humanité, organo del Pcf che inneggiava al «Bravo camarade», il proletario tedesco in uniforme che combatteva il capitalismo anche con le camere a gas. Con infinita vergogna l’intera comunità comunista fu mobilitata per sostenere che la guerra contro le democrazie era prioritaria su quella contro il fascismo e in Inghilterra, come ricordava Orwell, pacifisti e comunisti chiedevano non che si fermasse Hitler, ma che si firmasse la resa e la pace.
Le cose andarono poi diversamente perché il dittatore nazista pugnalò il suo compagno del Cremlino e solo a causa di questo capovolgimento di fronte subìto, scattò la resistenza al nazismo per difendere l’Unione Sovietica e non la democrazia parlamentare. Da quella devastante corruzione di intellettuali e dirigenti comunisti ha avuto origine, e gode di eccellente salute, la linea della doppia verità e del controllo strettissimo delle fonti di comunicazione, perché quello è il peccato originale di cui i comunisti non soltanto non si sono mondati, ma da cui hanno tratto e traggono profitto praticando l'egemonia sulla memoria collettiva e la protezione di tutte le menzogne confezionate, fino alle balle sul fosforo bianco. Chi scrive, come tutti gli uomini di sinistra non comunisti, ha assistito per tutta la vita al loro addestramento scientifico alla menzogna, curato quasi quanto il camuffamento fisico, come riferisce anche Mitrokhin. Il guaio è che di questo delitto mai smascherato non si parla mai perché, al contrario di quel che si sentiva dire alla fine dei vecchi film polizieschi americani, il delitto non soltanto paga ma seguita a produrre delitti impuniti.