«Virzì mi ha voluta sexy anzi, proprio nuda nel film sul precariato»

La bella attrice romana è tra i protagonisti di «Tutta la vita davanti». Accanto a lei la Ferilli, Ghini, Germano e Mastandrea

da Roma

È proprio una trentenne d’oggi: dura, decisa e indipendente. E non gliene importa niente della sua faccia da fotoromanzo, o delle sue curve da cinema. Li usa e basta da quando aveva tredici anni, settore spettacolo. Così Micaela Ramazzotti, romana emergente il cui nome dice poco, o nulla, al momento, ma presto, all’apparire del nuovo film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti (dal 28 marzo), si collegherà subito il suo viso a un nome a un cognome, ben rappresenta la categoria cui appartiene. Né star, né starletta: una che lavora e si mantiene da sé, da quando lasciò il Liceo artistico di piazza dei Navigatori. E che ce la mette tutta, proprio come Sonia, la ragazza madre del call center «Multiple», nella commedia corale di Virzì (con Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Massimo Ghini, Elio Germano e Valerio Mastandrea), dove lei fa una sciaguratella tesa a televendere robottini da cucina per campare, oltre a sé una bimba di cinque anni. Naturalmente, senza perdere di vista gli uomini nel film ottimi e abbondanti.
Cara Micaela Ramazzotti, Tutta la vita davanti parla d’un problema che affligge l’Italia: il precariato. Ci spiega il suo personaggio?
«La mia Sonia è un animaletto dal look succinto-pop. Alla Madonna dei tempi di Like a virgin, per intenderci. Porto top che mi stringono il seno e pantaloni a vita bassa con vista sul tatuaggio. Ah, ho un neo della bellezza, proprio come mia figlia».
Oltre al look, che cosa c’è nel suo personaggio? Visto che recita accanto alla Sabrina nazionale...
«Virzì mi ha voluta sexy. Anzi, in una scena, direttamente nuda. Ed è la prima volta, per me. Quando mi sono presentata al provino, Virzì mi ha visto troppo per bene. Mi voleva più popolare, invece, e così ho fatto quindici prove-costume. Di solito se ne fanno una o due: per cui, il look qui conta parecchio. Anche se Sonia guadagna cinque euro l’ora, non è una coatta. È solo una che cerca il capo branco. Per questo mi sono ispirata ai cagnolini, per entrare nel personaggio».
Il capo branco del call center, descritto da Virzì sarebbe la Ferilli?
«Sì, sempre ben vestita con i capelli a posto, è il nostro mito. Vedendola, sul set, ho capito perché è diventata «la Ferilli»: intensa, magnetica, sa recitare con gli occhi. E ci siamo divertiti un mondo a cantare la canzoncina motivazionale, diretti da lei».
E che cosa sarebbe, la «canzoncina motivazionale»?
«Oggi splende il sole/della felicità/che fa scaldare dentro il cuore/e fa ballare tutta la città» (canta, con voce intonata). Le ragazze del call center la devono cantare, il mattino, per trovare una ragione di vita, per motivarsi a vendere, con parole sempre uguali, sempre lo stesso oggetto. È una pratica americana. Come quella delle pareti colorate, che circondano i telefonisti».
Una cosa tremenda. Lei che cosa pensa del precariato?
«Anch’io sono una precaria! Il nostro lavoro va su e giù, non c’è certezza. Ho avuto un periodo buio dal 2000 al 2002, ma non mi sono mai scoraggiata. Questo vorrei dire, ai giovani come me: non scoraggiatevi, vivete la vostra vita comunque, andate avanti. Tuttavia l’incertezza sul lavoro crea anche incertezze sentimentali. Infatti, da noi i giovani stentano a mettere su casa, a costruirsi una famiglia, un futuro.»
Ha esordito con Pupi Avati, poi era in Vacanze di Natale dei Vanzina, da ultima Marco Risi le ha dato un ruolo di spessore nel televisivo L’ultimo padrino. Come è stato lavorare con Virzì?
«È un regista intuitivo e geniale. Ti aiuta, interviene spesso. Lavorare con lui è una sfida e un’avventura artistica. Sul set del film, al Parco Leonardo di Roma, si respirava aria elettrica. Virzì ha fatto un film speciale, innovatore».
Quindi, non rimpiange i bei tempi di Zora la vampira, quando i Manetti Bros. la vollero protagonista di quella surreale commedia ispirata al fumetto anni Settanta?
«Non guardo mai indietro. Comunque non c’era traccia di erotismo «nero» in quel film, diversamente dai fumetti omonimi. Lì facevo soltanto la writer hip hop e con una zazzera nera imbrattavo la città col mio nome. Per far capire che esistevo anch’io. Magari, poi, mi innamoravo di Dracula. Ma... era tutto un po’ surreale».
E adesso, quali progetti ha?
«Sto finendo di girare la serie televisiva Crimini bianchi per Canale 5 con la regia di Alberto Ferrari: qui sarò una cardiologa coltissima. Quando il lavoro chiama, bisogna essere elastici».