Visco, caccia agli evasori anche politici nel mirino

Non solo imprenditori e professionisti i contribuenti con i conti in Liechtenstein. Nell'operazione non hanno avuto alcun ruolo gli 007 dell'Agenzia delle entrate

Roma - È caccia aperta agli italiani che hanno depositi bancari nel principato del Liechtenstein. L’elenco è già custodito da qualche giorno nelle casseforti dell’Agenzia delle Entrate. E, forse, i nomi non sono stati resi noti nemmeno a Vincenzo Visco.

Fra l’altro, l’amministrazione finanziaria ne sarebbe entrata in possesso non attraverso l’azione di intelligence di 007 (com’è avvenuto in Germania, dove i servizi segreti hanno acquistato gli elenchi da un dipendente di una banca di Vaduz), ma grazie alla collaborazione fra i Paesi più industrializzati. Anche se, secondo altre fonti, sarebbe stata la Germania - una volta entrata in possesso delle informazioni - a girarle ad altri nove Paesi Ocse, fra cui l’Italia, la Spagna, la Francia.

Indipendentemente da come il Fisco italiano ha ricevuto l’elenco (di solito non si fornisce mai la versione reale: fra l’altro, informazioni acquisite in modo illegale avrebbero vita dura davanti a un tribunale), una task force composta da esperti dell’Agenzia delle Entrate dovrà verificare le condizioni di ognuno del centinaio dei nomi italiani con conti correnti nel principato. Insomma, la stessa amministrazione è cauta prima di definire «evasore» chiunque è presente nella lista; anche se i sospetti restano altissimi.

Per esempio, nell’elenco non figurano società, ma tutte persone fisiche con depositi che vanno da qualche centinaia di migliaia di euro a decine di milioni. Accanto ad ogni nome figura l’importo. L’estrema chiarezza della lista, poi, consentirebbe anche di individuare tutti i movimenti (o buona parte di essi) effettuati su ogni conto. E capire così se si tratta di redditi percepiti in Italia (e quindi sottratti al Fisco), oppure se si tratta di altre forme di reddito.

Secondo Visco, si tratta di imprenditori, professionisti e sembra anche due politici. E a riguardo, il radicale Maurizio Turco chiede al viceministro dell’Economia («non potendo usare lo strumento dell’interrogazione», precisa) di rendere noto se nell’elenco «vi siano deputati in carica titolari di conti personali o attraverso fondazioni. Se così non fosse - aggiunge Turco - sarebbe opportuno che il viceministro lo dicesse subito: onde evitare inutili strumentalizzazioni durante la campagna elettorale».

Intanto la Procura del Liechtenstein ha aperto un’inchiesta preliminare sul furto di dati relativi ai conti bancari presso la Lgt Bank, l’istituto di credito presso cui lavorava Heinrich Kieber: il dipendente che, in cambio di 4,2 milioni di euro, ha ceduto ai servizi segreti tedeschi gli elenchi dei conti correnti.

Lo scandalo degli elenchi di Vaduz sta assumendo uno scandalo a livello internazionale. La Francia ha assicurato che intende «andare fino in fondo» sulla vicenda. L’amministrazione di Parigi è entrata in possesso «gratuitamente» dagli inglesi di un elenco che comprende 200 contribuenti francesi. Anche gli ispettori del Fisco australiano stanno indagando sul caso: sono venti i cittadini australiani coinvolti negli elenchi. Per costoro è prevista una sanatoria. L’Agenzia delle Entrate americana ha invece invitato i 100 contribuenti a stelle e strisce presenti nelle liste (nel complesso sono 1.400 a livello globale) ad autodenunciarsi. «Chiunque abbia redditi occulti farà bene a fornire rapida e piena autodenuncia», ha detto Linda Stuff, responsabile dell’Internal revenue service, l’omologa della nostra Agenzia delle Entrate.