Visco contro se stesso: "Giù le tasse"

Il vice di Padoa-Schioppa perde consensi anche all'interno della maggioranza e corre ai ripari assicurando un'inversione di tendenza nella politica economica. Ma subito dopo si pente: "Prima dobbiamo ridurre le spese e recuperare 100 miliardi con la lotta all'evasione"

Roma - «Io non vedrei nulla di male, se tutti dichiarassero quello che guadagnano, a riconoscere una riduzione di imposizione per i lavoratori autonomi, per il rischio che si assumono».
È stato il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, a pronunciare ieri queste parole in quel di Genova. L’intento è quello di proseguire nell’«addolcimento» della propria immagine pubblica, spesso coincidente con quella di «ministro delle tasse».

E la strategia, almeno per il momento, è questa anche se ad ogni piccola apertura c’è un contrappeso come sull’Ici. «È un’imposta comunale, ci devono pensare i Comuni», ha detto con buona pace di chi spera in un rapido abbassamento. O come il rigorismo anti-evasione. «Sappiamo - ha aggiunto - che esistono molti, moltissimi lavoratori dipendenti che fanno un secondo lavoro autonomo senza dichiararlo né pagare tasse. Sappiamo che uno dei motivi per cui molti vogliono andare in pensione prima dei 60 anni è perché vogliono avere la libertà di fare un lavoro autonomo e non pagare le tasse da pensionati».

Le stesse considerazioni valgono per la ricerca di un nuovo feeling con Confindustria. «Abbiamo preso sul serio la proposta di Montezemolo di rinunciare a parte delle agevolazioni per avere una maggiore riduzione dell’aliquota. Questo si può fare a parità di gettito», ha spiegato Visco sottolineando che «dobbiamo stare attenti a come e a cosa tassiamo». Il problema, a detta del viceministro, è quello di una coperta troppo corta per accontentare tutti quanti. «Purtroppo - ha rilevato - soldi ne abbiamo pochi e se li avessimo ci servirebbero per ridurre le imposte per le famiglie». Il catalogo delle buone intenzioni, si sa, è lungo.

E forse questo inaspettato «buonismo» è la conseguenza di un sentiment negativo nei confronti di Visco all’interno della stessa maggioranza e del nascente Pd. Dopo oltre vent’anni di onorato servizio parlamentare e ministeriale, l’esponente diessino non se la sente di fare il capro espiatorio. «Il rapporto con il contribuente è importantissimo. Lui è il nostro cliente e il cliente ha sempre ragione», ha chiosato parlando ai dipendenti dell’Agenzia delle entrate. Sentire Visco dire che «siamo in grado di cominciare a ridurre le tasse (sempre che si contenga la spesa pubblica e si recuperi l’evasione)» suona un po’ strano. Anche lui non ci è abituato e ha paragonato la deregulation per le pmi alla «tolleranza dell’evasione» e ha sostenuto che le tasse in Italia «non sono stratosferiche». Ma si può dire che il dado è tratto considerato che, secondo Visco, dalla pubblica amministrazione si «possono recuperare due punti di Pil».

Forse anche questo è un segnale di cedimento del governo. Non si può affermare con certezza. Vero è che le imprese ora gli si rivolgono opertis verbis. «Le tasse le devono pagare tutti», ha detto il presidente di Confindustria Montezemolo ribadendo la necessità di «innescare un circolo virtuoso» tra taglio della spesa pubblica e maggiori investimenti. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, lo ha incalzato augurandosi che «dagli annunci si passi ai fatti». Ovviamente scettico il centrodestra. Per Benedetto Della Vedova (Fi) è «irrealistico» condizionare l’abbassamento della pressione fiscale al recupero dell’evasione perché quelle entrate sono «aleatorie». Roberto Cota (Lega) ha dichiarato che Visco ha fatto «un’uscita inopportuna» considerato che in questi giorni i contribuenti si affannano a pagare le imposte. Ma con questi chiari di luna un Visco meno watchdog e più liberal fa comunque notizia.