Visco fa retromarcia: gli studi di settore saranno ammorbiditi

da Roma

Il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ieri ha fatto retromarcia su tutti i fronti. Da strenuo sostenitore del «mettere in riga» gli evasori attraverso i tecnicismi delle politiche fiscali, ieri l’esponente diessino si è trasformato in un artefice del dialogo con le categorie produttive (con il presidente di Confindustria in primis) dichiarandosi disponibile ad addolcire i tanto detestati studi di settore.
La metamorfosi di Visco si è completata in due passaggi. Il primo è stato rappresentato dall’incontro tra i tecnici delle Finanze e i rappresentanti delle associazioni che hanno aderito al protocollo sugli Studi di settore. Dopo la mozione votata la scorsa settimana al Senato, il ministero ha «ammorbidito» la propria posizione. In prima battuta, sarà ammesso l’adeguamento al livello minimo dei ricavi previsto dai nuovi indicatori di normalità economica fino alla revisione degli studi di settore. In secondo luogo, e questa è la parte più interessante, l’onere di eventuali accertamenti in caso di incongruenze sarà a carico dell’Agenzia delle Entrate e non dei contribuenti. In terzo luogo, una volta rivisti gli studi, il parametro del valore aggiunto per addetto sarà sostituito da un intervallo di costi «coerenti con l’attività dell’impresa».
Per Confcommercio si è trattato di «un ravvedimento operoso», Confesercenti ha salutato le modifiche come «un importante passo in avanti», mentre la Cgia di Mestre ha definito la vicenda «un onorevole compromesso». Le modifiche concordate saranno inserite come emendamenti al ddl sui rimborsi Iva auto in discussione al Senato.
Ma il sollievo delle categorie dinanzi a una decisione targata Visco resta un fenomeno difficilmente spiegabile senza un adeguato retroterra politico. Una nota diffusa di recente dalla Fondazione Nens, think-tank creato dallo stesso Visco e dal ministro Pier Luigi Bersani, ha sottolineato come si sia progressivamente diffuso l’utilizzo degli studi di settore «come una sorta di minimum tax». La stessa nota ha invitato il governo a tenere conto della protesta di imprenditori e professionisti offrendo «ampia disponibilità al confronto». A prima vista sembrerebbe una sconfessione di Visco (da sempre sostenitore di questo metodo di accertamento; ndr) firmata da lui medesimo, ma non è così. La candidatura veltroniana alla leadership del futuro Partito democratico è nata all’insegna del «pagare meno, pagare tutti», ovvero di minori imposte e minori spese pubbliche improduttive.
Chiamato in causa, Visco non ha voluto addossarsi le colpe di una politica economica del governo penalizzante per le imprese e ha inventato una contromossa. Di qui l’invito al dialogo che ieri il viceministro ha rivolto al presidente di Confindustria. «Montezemolo - ha dichiarato il viceministro - ha detto più volte che le imprese rinuncerebbero a parte degli incentivi in cambio di una robusta riduzione delle aliquote. Verificheremo con il mondo delle imprese la fattibilità di questa operazione e ne ho già parlato con il ministro Bersani». Immediata la replica di Viale dell’Astronomia. «Ci incontreremo senz’altro con Visco e con Bersani e vedremo, se come spero, possano esserci le condizioni», ha affermato il leader degli imprenditori esprimendo gradimento per una soluzione che «consentirebbe alle imprese di avere meno tasse ed evitare tanti passaggi burocratici».