Visco, il generale Speciale: "Sono un soldato, obbedisco"

L'ex comandante della Gdf ha precisato che con la rinuncia all’incarico presso la Corte dei Conti intende terminare la carriera. &quot;Qualche giornale l'ha chiamato baratto, io dico semplicemente contentino. Ma voglio uscire con onore&quot;. <strong><a href="/sezione4.pic1?SID=39">Leggi il dossier Speciale-Visco </a></strong>

Roma - «Il governo legittimo della mia amata Repubblica ha adottato nei miei confronti un provvedimento che io accetto, rettificando la posizione, mettendomi sull’attenti e dicendo semplicemente obbedisco». Così l’ex comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata a Bruno Vespa e che sarà trasmessa questa sera a "Porta a Porta" in merito alla decisione di non ricorrere al Tar. «Sono e resto un soldato», ha detto il generale Speciale, il quale ha precisato che con la rinuncia all’incarico presso la Corte dei Conti intende terminare la carriera da comandante generale della Guardia di Finanza. «Qualche giornale l’ha chiamato baratto, io dico soltanto, semplicemente, un contentino. Io voglio uscire con il mio onore militare che ho sempre difeso, schiena dritta e senza macchia, come sono sempre stato».

"Con Visco mi sono comportato come con Tremonti" "Con il ministro Tremonti mi sono comportato esattamente come mi sono comportato con il ministro Visco": lo ha detto il generale precisando di giurarlo "sul mio onore militare". Al conduttore di Porta A Porta che faceva notare che secondo un quotidiano il suo ingresso nell’ esercito sarebbe avvenuto "per il rotto della cuffia con una mediocre frequentazione dell’ Accademia Militare", Speciale ha risposto: "Beati loro. Evidentemente hanno notizie che non corrispondono alla verita. Io le posso dire semplicemente che su poco più di trecento frequentatori del mio corso io al termine del quadriennio mi sono classificato quarto assoluto e primo dell’Arma di fanteria a cui mi onoro di appartenere che poi era il contingente più grosso di tutto il corso".

"La procura di Milano non voleva trasferimento degli ufficiali"  La procura di Milano voleva che gli ufficiali della Gdf dei quali fu chiesto il trasferimento proseguissero nel loro lavoro. "Io - ha detto Speciale - ho una lettera del primo giugno del procuratore Minale, fattami pervenire presso il Comando Regione della Lombardia, in cui il procuratore Minale mi esternava le lodi di questi ufficiali e, al termine della lettera, auspicava che non venissero destinati ad altro incarico perché potessero continuare le delicate indagini a cui erano stati delegati". Quando Minale seppe dell’ipotesi del trasferimento, ha detto poi "peciale rispondendo ad una domanda di Bruno Vespa, "mi raggiunse prima con una telefonata dicendomi che avrei ricevuto una sua lettera molto preoccupata in cui mi chiedeva le ragioni del perché di questo provvedimento".