Visco: meno tasse se cala la spesa. Epifani: "Il governo dia le cifre esatte"

Il viceministro all'Economia rispolvera la promessa di abbassare le tasse, ma il segretario della Cgil non ci sta: &quot;Il governo dica prima se c'è un surplus e a quanto ammonta. Sono stufo delle cene riservate a palazzo Chigi&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=162193">Cicchitto: &quot;Visco sa che non può tagliarle&quot;</a></strong>

Roma - «È possibile una riduzione della pressione tributaria in tempi brevi» ma a condizione che «i tassi di crescita della spesa primaria corrente siano ridotti». Così il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco si è espresso in merito ad un utilizzo delle maggiori entrate del 2006 rispetto alle previsioni e che ammontano a 8,6 miliardi. In un'audizione in Parlamento, Visco ha definito la riduzione fiscale un'iniziativa «prioritaria» ma ha ricordato che bisogna ridurre la spesa in modo tale da ottenere quei risparmi necessari al raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilità. «I nostri impegni europei ci richiedono per il prossimo anno - ha ribadito - un miglioramento dell'indebitamento di almeno 0,5% del Pil».

Ma il ministro non convince. Non a destra ma a sinistra. Tanto che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sollecita il governo a fare bene i conti e a non sbagliare le previsioni, come è già accaduto in autunno, e a dire se c'è un surplus strutturale e a quanto ammonta. «Non so se c'è un surplus strutturale - ha detto il leader della Cgil intervenendo al congresso nazionale della Legacoop - chiede al governo se c'è e quanto è. Dica la cifra e come pensa di utilizzarla, ascoltando quello che hanno da dire gli altri. Così funziona. Così è più trasparente». Epifani ha poi invitato l'esecutivo a indicare le priorità su cui impegnare questo surplus perché «non sarebbe socialmente, civilmente e politicamente sostenibile» impegnare dei soldi che poi si scopre che non ci sono.

Poi il segretario della Cgil rincara la dose. Basta con le cene riservate tra governo e sindacati, serve una vera concertazione. «Non so se mai, come e quando si aprirà il tavolo con il governo, ma se si apre il confronto, deve essere una vera concertazione e al tavolo devono esserci tutti i soggetti», ha detto ancora «Sono il primo ad essermi stufato delle cene riservate a palazzo chigi, in quattro, e degli incontri inconcludenti che non portano a niente».