Visco prosciolto: "Ma fece richieste illegittime"

Caso Speciale, il gip di Roma archivia. Il viceministro voleva spostare quattro ufficiali che indagavano sulle scalate bancarie. Il generale: "Riconosciuta una sorta di insufficienza di prove"

da Roma

Fu illegittima la richiesta di Vincenzo Visco al generale Roberto Speciale di trasferire quattro ufficiali della Guardia di Finanza di Milano impegnati nelle indagini sulle scalate bancarie, ma poiché non risulta «dolo intenzionale» il gip di Roma dispone l’archiviazione del fascicolo.
Sollevato, il viceministro all’Economia esce da «mesi di attacchi volgari, violenti, falsità a ripetizione». E denuncia una «montatura» da parte di Speciale, «oggi candidato nelle liste berlusconiane», delle forze dell’opposizione e di parte dei mass media, che volevano così «contrastare l’impegno del governo nella lotta all’evasione».
Lui, il generale, non si sente affatto sconfitto. Anzi, esprime «grande soddisfazione» per la motivazione del gip, che riconosce l’illegittimità dell’azione di Visco e archivia solo per «una sorta di insufficienza di prove».
Si chiude così una vicenda che per mesi ha messo in seria difficoltà il governo Prodi. Il viceministro all’Economia era indagato per tentato abuso d’ufficio e minacce nei confronti dell’ex comandante generale della Guardia di Finanza, che denunciò di aver subito pressioni nell’estate 2006 e di essersi opposto alla sostituzione degli ufficiali impegnati nell’inchiesta Unipol-Bnl (che poi non avvenne). Per essere entrato in contrasto con Visco, Speciale fu rimosso con ignominia dal governo (e reintregrato a dicembre dal Tar del Lazio), ma anche il viceministro perse la delega alla Guardia di Finanza e si aprì un contenzioso giudiziario oltre che politico che ha coinvolto anche il ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Arriva ora il decreto di archiviazione con il quale il vicepresidente dei gip romani, Antonino Stipo, accoglie la richiesta del procuratore capo Giovanni Ferrara e del sostituto Angelantonio Racanelli. Questa volta sì, ma alla prima proposta in questo senso dei pm, a settembre, il giudice aveva risposto tre mesi dopo con una richiesta di supplemento d’indagine.
Ora il gip chiude il fascicolo ma accusa Visco di un comportamento che «travalica, senza alcun dubbio, l’ambito dei poteri concessi al viceministro», perché le norme escludono «qualsiasi ingerenza dell’autorità politica nella materia dei trasferimenti degli ufficiali della Guardia di Finanza». Le spiegazioni che Visco ha dato agli inquirenti su quale fosse l’interesse pubblico che lo aveva spinto a chiedere il trasferimento dei 4 ufficiali, per il gip sono «poco plausibili». Ma al tempo stesso non è dimostrabile l’intento del viceministro di danneggiarli, necessario per contestare l’abuso d’ufficio, visto che lui prospettò altri «incarichi di loro gradimento». Perché, allora, voleva allontanarli? L’interrogativo rimane. Quanto alle minacce a Speciale, per il gip non si può individuare «nessun male specifico» dietro la famosa frase di Visco sulle conseguenze a cui sarebbe andato incontro il generale se non avesse seguito le sue direttive. Il viceministro poteva alludere a più ampie ripercussioni politiche e non a conseguenze personali.
«Dalla vicenda, Visco esce a testa alta», commenta il suo difensore, Guido Calvi. Mentre il legale del generale, Ugo Longo, non condivide certo la decisione di archiviare del gip, ma è soddisfatto per la motivazione che «dà atto dei comportamenti illegittimi posti in essere dal viceministro nei confronti di Speciale».
Dal governo, l’unico commento è quello del sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi. Si dice molto contento per la definitiva archiviazione di un procedimento giudiziario «che era stato imbastito senza fondamento». E Giovanni Russo Spena, di Sinistra Arcobaleno, dice di non aver mai avuto dubbi che sarebbe finita così e si congratula con Visco per il suo «lavoro egregio nel recupero dell’evasione». Che il gip riconosca l’illegittimità dei trasferimenti voluti dal viceministro, aggiunge, «non è importante, dal momento che gli si riconosce l’assenza di motivazioni che tendevano a nuocere agli interessati». L’importante, per il governo ormai arrivato agli sgoccioli e per il centrosinistra alle prese con difficili elezioni anticipate, è essersi tolto il peso di un imbarazzante caso giudiziario. L’importante, come dice Visco che non è stato ricandidato, è che «ora, comunque, la questione è chiusa, finita, archiviata».