Visco si accorge delle entrate extra «Meno tasse? Solo se cala la spesa»

Il viceministro dell’Economia: «Rispetto alle nostre stime ci sono 8,6 miliardi in più». Baldassarri (An): «Falso in bilancio dell’esecutivo, il Colle intervenga»

da Roma

Nel 2006 lo Stato ha incassato 37,7 miliardi di euro in più, quasi 2,5 punti di pil, rispetto al 2005. E proprio le maggiori entrate - spiega Vincenzo Visco in Parlamento - sono alla base del buon risultato del deficit, sceso al 2,4% al netto delle spese una tantum. Rispetto alle stime del governo, 8,6 miliardi (circa lo 0,65% del pil) sono arrivati inaspettati. E questi dovrebbero essere l’«extragettito» che frange del governo vorrebbero utilizzare per riformare gli ammortizzatori sociali (Damiano), per evitare la riforma delle pensioni (Rifondazione), per abbattere le tasse sulle fasce meno fortunate (Lanzillotta).
In realtà, Visco, pur ribadendo che la riduzione delle tasse «è una priorità», annuncia che non ci potrà essere alcun taglio delle imposte senza un analogo taglio delle spese. Le condizioni perché ciò avvenga - spiega il viceministro dell’Economia - è che «i tassi di crescita della spesa primaria corrente siano ridotti e determinino risparmi necessari al raggiungimento degli obiettivi indicati nel Patto di stabilità e crescita» europeo. In realtà, la dinamica della spesa non ha subito flessioni in rapporto al pil; e nemmeno le subirà quest’anno.
Il riferimento fatto da Visco al Patto di stabilità non è casuale. Il Patto prevede che il maggior gettito deve andare interamente a riduzione del deficit. Pertanto, seppure nel 2007 (come ricorda il viceministro) le entrate si mostrassero positive come lo scorso anno (il flusso diventerebbe quindi strutturale, formula fino a poco tempo fa negata dal ministero dell’Economia), il governo non potrà destinare il cosiddetto «extragettito» a maggiori spese; come invece chiedono i ministri «non economici». Ed è per queste ragioni che c’è un pizzico di malizia nelle parole di Guglielmo Epifani quando chiede di conoscere ufficialmente a quanto ammonta questo «extragettito». Il segretario della Cgil conosce il Patto di stabilità. E sa perfettamente che non esiste alcun extragettito da distribuire. Soprattutto dopo le parole di Joaquin Almunia, commissario europeo agli Affari economici: «L’Italia è fra quei paesi che potrebbero non raggiungere l’obiettivo di medio termine». Soprattutto se il dibattito politico va in direzione opposta al Patto di stabilità. Nonostante questo, ricorda che - visti i numeri del deficit - il prossimo anno potrebbe essere eliminata la procedura europea per disavanzo eccessivo.
Durante l’audizione, Visco spiega la natura del maggior gettito fiscale. Il 33% delle maggiori entrate, 12 miliardi di euro, «derivano da un miglioramento della tax compliance e da altri fattori legati all’emersione della base imponibile». Per tax compliance il viceministro intende l’«effetto Visco» sui contribuenti. «L’aumento spontaneo di alcune entrate - osserva - si concentra a partire dal secondo semestre del 2006 nell’Iva da scambi interni». Mentre preferisce attribuire alla «fortuna di Prodi» il buon andamento del gettito, piuttosto che riconoscerne i meriti al governo precedente; seppure riconosca che parte del gettito derivi dall’allargamento della base imponibile, fenomeno tributario tradizionalmente conseguente ai condoni fiscali.
Mario Baldassarri chiede formalmente al capo dello Stato di intervenire «sul falso in bilancio» del governo Prodi. Il capogruppo di An in commissione Bilancio al Senato ritiene che nei conti pubblici di quest’anno non sono stati contabilizzati 23 miliardi di maggiori entrate. Perplessità sui meriti della politica fiscale dell’attuale governo vengono anche da Fabrizio Cicchitto. Visco sostiene che l’aumento delle entrate è iniziato a partire da maggio. Il vice coordinatore di Forza Italia, però, scova due comunicati del ministero dell’Economia che indicavano gettiti migliori del previsto anche prima di maggio.