Visco: è sospeso ma va alla festa Gdf

Il viceministro dell’Economia, sebbene privato dalle deleghe, si
presenta alla cerimonia di investitura del nuovo capo della Finanza. La sua mossa crea forte irritazione. <strong><a href="/a.pic1?ID=186700">D'Arrigo: &quot;Profonda stima per Speciale&quot;</a></strong>. Ma il generale rimosso non c'è. <a href="/a.pic1?ID=186700"> </a>La Cdl: <strong><a href="/a.pic1?ID=186699">mai visto un governo così arrogante</a></strong>

Roma - Certo non è stato un colpo di scena, ma piuttosto una scelta politica ponderata - evidentemente concordata - all’interno del governo, un passo di cui l'esito prevedibile e previsto non poteva che essere una nuova furibonda polemica fra i poli.
Ma intanto ieri mattina, alla cerimonia di insediamento del nuovo nuovo comandante della Guardia di finanza Cosimo D'Arrigo lui c'era. Lui, ovvero l’oggetto del contendere. Ovvero Vincenzo Visco, ovvero il viceministro «temporaneamente» senza deleghe sulla Guardia di finanza, dopo che il comandante uscente lo aveva accusato di aver chiesto la testa dei finanzieri che avevano indagato sul caso Unipol. Nell’intreccio tortuoso di questa telenovela governativa, la censura a Visco - come si ricorderà - era avvenuta dopo il misterioso consiglio dei ministri che aveva «promosso» il suo accusatore Roberto Speciale alla Corte dei conti, e aveva contestualmente «degradato» l’economista diessino sottraendogli le competenze (a cui teneva moltissimo) sulla Guardia di finanza. In realtà in quell’occasione - malgrado i tentativi di accontentare tutti - Speciale era stato privato del suo ruolo, e Visco privato del proprio potere sul corpo più delicato per l’accertamento dei reati fiscali. Ma anche questo equilibrio non era durato molto, esattamente fino al drammatico dibattito parlamentare (con voto di fiducia) che al Senato si era celebrato sul caso, e sulle scelte del ministro. In quella sede la linea del governo su Visco e su Speciale era cambiata di trecentosessanta gradi, senza che il ministro Tommaso Padoa-Schioppa fosse in grado di chiarire perché: il viceministro - già congelato in consiglio dei ministri per non precisate incompatibilità - tornava improvvisamente nel limbo dei «riabilitabili» (da quel giorno, come spiega lui stesso a collaboratori e conoscenti, Visco considera possibile e legittima la restituzione delle deleghe sospese). Nel corso dello stesso dibattito, intanto, il generale Roberto Speciale, precipitava improvvisamente all’inferno: secondo il ministro si era interrotto il suo rapporto fiduciario con l’esecutivo, il suo comportamento non era stato corretto: insomma, un vero e proprio reprobo (ma perché in consiglio dei ministri allora era stato «promosso»? Mistero).
Come se non bastasse, una prima cerimonia di insediamento, prevista per il 13 giugno, era stata annullata, per gli strascichi amministrativi della nuova nomina (bocciata in prima istanza dalla Corte dei Conti). Dopo tutto ciò, era ovvio che il dilemma sull’opportunità della presenza di Visco alla nuova cerimonia restasse. Era necessaria, in mezzo a questo turbinio di polemiche e cambi di marcia la presenza del viceministro presso il Comando generale delle Fiamme gialle di via XXI Aprile, proprio nel giorno dell’avvicendamento? Che la cerimonia sarebbe stata segnata dalla presenza di un «convitato di pietra» era ampiamente prevedibile. Padoa-Schioppa in questa sede se la cavava evitando persino di nominare, nel suo intervento, il generale Speciale. Mentre un altro piccolo colpo di scena, all’interno di questa cerimonia volutamente sobria, arrivava proprio dal nuovo comandante. Infatti, nel ricordare il passaggio di comando, il generale D’Arrigo ieri ha colto l’occasione per una frase che in qualunque altra situazione analoga sarebbe stata considerata di rito, e che ieri invece aveva qualcosa di irrituale e duro da mandar giù per il governo: «I saluti più affettuosi vanno al generale Roberto Speciale, verso il quale esprimo sentimenti di profonda stima e considerazione». Apriti cielo. L’equivalente di un «istituzionalissimo» calcio negli stinchi per il professor «Tps» e Visco.
Anche perché, se D’Arrigo ha ritenuto doveroso e necessario pronunciare delle parole di encomio così esplicite, è evidentemente che la decapitazione di Speciale, all’interno della Guardia di finanza continua a non apparire un provvedimento popolare, anzi: semmai il contrario. Al punto che ieri risuonava azzeccata la battuta dell’ex sottosegretario del centrodestra Mario Baldassarri (An): «Bravo al generale D’Arrigo. Ma ora cosa succede? Padoa-Schioppa sfiducerà anche lui?» La settimana scorsa la decisione della Corte dei conti aveva fermato il congegno del cerimoniale quando nella sede della Guardia di finanza era stato già srotolato il tappeto rosso e allestito il rinfresco.
Ieri, su quello stesso tappeto, ha camminato Visco. Ma se il viceministro diessino pensava che quel taglio di velluto rosso fosse la strada più breve per recuperare le deleghe, forse stavolta ha sbagliato i conti.