Prima visione

I film che fanno la parodia dei film di successo hanno spesso successo anche loro. L’ultimo caso è Tropic Thunder («Tuono tropicale»), prodotto, scritto, diretto e interpretato da Ben Stiller.
Arrivato alla fama come interprete di film grossolani, Stiller non è grossolano per niente. Quando è lui a dirigere, firma film molto interessanti, a tratti raffinati, comunque di un’intelligenza che - a Hollywood come altrove - pochissimi hanno ormai la dignità di mostrare. Siamo infatti nell’era dell’Idiocracy, del potere degli idioti, come l’ha definito il film di Mike Judge, uscito un anno fa partendo da una sceneggiatura di Etan Cohen (che non è Ethan Coen).
Autore di un gioiello comico come Zoolander, da lui ancvhe interpretato insieme al padre e a Owen Wilson e Will Ferrel, Stiller s’è associato proprio a Cohen per scrivere Tropic Thunder insieme a Justin Theroux. Rispetto ai film appena citati, i tre hanno dovuto tener conto che Tropic Thunder è una grossa produzione. Quindi il livello dell'opera è inferiore, adatto all'età mentale un quindicenne europeo (o di un ventenne americano).
Ma anche un trentenne qualsiasi, se ha visto qualche film in tv, può intuire l’origine delle caricature e delle parodie. Esse traggono principalmente spunto dalla lavorazione di un film sulla guerra del Vietnam, l'ennesimo, ambientato nel 1969 e tratto del romanzo da un reduce (Nick Nolte), che si veste come gli alternativi di allora, ostendando al posto della mani due uncini che si riveleranno puramente decorativi.
Tropic Thunder irride appunti la retorica reducistico-pacifista e le nevrosi connesse, facendole conflire in quelle dei divi, sempre pronti a ruoli impegnati quando, con quelli disimpegnati, non incassano più. Si distingue nell’autoironia Robert Downey Jr, specialista nell’appiopparsi le più incredibili malattie dermatologiche. nei suoi film. QUi giunge a pigmentarsi artificialmente la pelle per avere il ruolo di un soldato nero. Nel mirino, in particolare, la disastrosa e dispendiosa lavorazione di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e le «scene madri» de Il cacciatore di Michael Cimino e Platoon di Oliver Stone. Con venti minuti di meno sarebbe un bel film.