In «visita» all’ospedale Maggiore tra carrelli a 3 ruote e sedie zoppe

(...) in attesa di un vertice. E intanto contagia. Infatti in una delle sale di attesa, o sedicente tale, potete reperire una sedia con due gambe stortignaccole, si rischia il capitombolo, le fanno cornice tre poltrone disastrate, sporche, sfondate dinanzi alle quali, su un tavolo tra piante e fiori, prega una Madonnina, forse nella speranza cristiana del miracolo Ikea mentre l’immagine di Padre Pio cerca di aggiungere conforto alla pietà. Procedo: il corridoio non permette deambulazioni e passaggi tranquilli, lo spazio è ristretto, quasi impossibile per i letti dei degenti, gli infermieri sudano, spingono, sbattono contro le ante delle porte di accesso, sono fotogrammi da mister Bean. Non c’è niente da ridere. Medici e paramedici cercano di rimediare, i trentuno uffici di cui sopra hanno altro da fare. Non vi dico della segnaletica, bella e inutile, si va per colori, devo essere daltonico, non trovo riscontri, in cielo, in terra, di sopra, di sotto, di lato. Leggo però parole anglosassoni, ticket, si sa siamo un popolo multilinguistico, Totò insegna. La gimkana per raggiungere i vari padiglioni provoca turbamenti e stati di confusione, trovi attrezzi per la pulizia abbandonati, cartoni svuotati, vecchie macchine per controlli radiografici, abbandonate anche queste. Torno nel corridoio, a metà percorso ecco una mezza tenda in plastica, nemmeno uniforme, tenuta assieme da nastro adesivo. Serve a separare il settore in corso d’opera, dove gli operai stanno riassestando locali, stanze, bagni. Scalpellano, raschiano, martellano, trasportano materiale, la polvere bianca (quella antica, senza malignità) va dove deve andare, supera l’ipotesi di tenda, si infila nelle stanze dei degenti, le finestre sono aperte nonostante i locali siano climatizzati (c’è scritto così su un cartello), nel giardino sottostante, ovviamente all’ora di pranzo, ecco l’addetto alla pulizia di foglie e piante, lavora senza mascherina, con il tubo aspirante, il rumore è assordante, le finestre aperte aumentano i decibel, l’appalto dell’impresa è comunque salvo, i trentuno uffici anche. In questo presepe-Bagdad, medici e infermieri fanno quello (e di più) che amministrativi, politici e portaborse non tentano neppure. Non serve un’inchiesta, non è necessario chiamare Striscia la notizia e nemmeno i carabinieri. Basta organizzarsi, tra un consiglio di amministrazione e l’altro, i negozi che vendono carrelli, sedie e poltrone sono sulle pagine gialle. Per la polvere e la segnaletica ci leggiamo alla prossima.