La visita di Amato galvanizza i rom «Ora date anche a noi il passaporto»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Si conclude con una visita del tutto irrituale il tour della sicurezza del ministro dell’Interno il giorno di Ferragosto. Un tour tra le forze di polizia da ringraziare e la gente per strada da salutare. Ma è la visita al campo Rom, baraccopoli di lamiera, alla periferia di Roma a segnare la giornata, aprendo inevitabili polemiche.
«Certe situazioni sono un colpo al cuore» afferma il ministro dopo avere visto e chiacchierato sia con i Rom che con il parroco della chiesa di via Gordiani, una chiesa che ha tutto l’aspetto di una vera e propria missione in una zona sottosviluppata. E Don Paolo si trova al centro di una situazione difficile, pronta ad esplodere: dentro il campo ci sono serbi e bosniaci in continua tensione tra di loro, così come c’è tensione e a momenti scontro, con gli abitanti della zona che non si sentono tranquilli di questa vicinanza. Ma il problema dei problemi, come dicono alcuni rappresentanti della comunità di Sant’Egidio che si occupano dei problemi del campo, è quello della cittadinanza. Problemi che Zvonko, diciottenne rom racconta al ministro, che entra con i funzionari del suo ministero e una pletora di giornalisti e telecamere appena sulla soglia del campo.
E se ne guarda bene dall’entrare il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, al seguito di Amato, «per motivi di opportunità». Perché dentro il campo i problemi sono tanti e, primo fra tutti quello che pur vivendo in Italia da sempre, e avendo frequentato le scuole italiane sono in molti a non avere cittadinanza, come racconta Zvonko: «Per lo Stato Italiano non esisto, non posso trovare un lavoro, non posso avere la cassa malattia, non posso fare nulla, eppure ho studiato qui per otto anni di seguito». Per alcuni minuti, la comunità che non era stata avvertita della visita del ministro, ha la possibilità di dire la sua al rappresentante del governo, affiancato per tutto il tempo dal sottosegretario Ds Marco Minniti e i protagonisti sono i bambini che trasformano l’incontro quasi in una festa. «La comunità Rom in Italia non è riconosciuta. È un problema che va affrontato - garantisce Amato - applicando gli standard europei. Molti di loro sono pronti ad inserirsi e i bambini, che sono almeno 4000, hanno il diritto di vivere come i nostri figli». E subito dopo, per non smentire il suo pragmatismo, aggiunge: «Molti vedono nei Rom solo la fonte degli scippi: dobbiamo intervenire, prevenire ed impedire tutto questo. Perché quattromila bambini non sono per natura inclini allo scippo». E spiega, lasciando il campo come ultima tappa del tour sicurezza di ferragosto, che la questione è nella sua agenda da tempo, per le continue sollecitazioni del sindaco Veltroni: «L’integrazione è uno dei problemi principali da affrontare, parlando di immigrati».