Visita notturna delle Fiamme gialle a Palazzo Koch: comunicato ufficialmente nella tarda serata di martedì il sequestro delle azioni Antonveneta E alla Procura di Milano è caccia alla talpa Telefonate compromettenti: un magistrato in servizio a Palazzo

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Manlio Minale, procuratore capo di Milano, ci ha pensato su ancora una volta e ha firmato il suo primo atto nell’indagine su Antonveneta. Certo era tardi per andare a bussare al portone di Bankitalia ma il documento andava consegnato. Così martedì sera, dopo le 22, le Fiamme Gialle per la prima volta si sono presentate «in notturna» ai carabinieri che vigilano a palazzo Koch. Un attimo di esitazione, giro di telefonate, poi si è materializzato Angelo De Mattia, direttore centrale della segreteria particolare del governatore.
Qualche formalità, De Mattia si è ritrovato le tre pagine vergate da Minale che riassumono a Fazio e ai vertici della banca centrale i sequestri disposti. È un atto certo formale, dovuto tra istituzioni, ma che il procuratore capo ha voluto soprattutto per svelenire il clima. Gli effetti sono però modesti. Anche perché da 24 ore gira la storia della «talpa», una toga che dal Tribunale avrebbe filtrato notizie.
È un’indiscrezione che provoca tensione e malumori: le indagini, particolarmente delicate, su questo nuovo fronte sono infatti appena iniziate. Ma qualche elemento c’è.
A mettersi in contatto con un alto dirigente di Unipol (parte in causa in scalate e alleato di Chicco Gnutti) sarebbe stato un giudice ancora in servizio a Milano. Dalla sua utenza, già individuata, sarebbero partite alcune telefonate indirizzate a uno dei dirigenti della compagnia assicurativa. Più che indiscrezioni sull’inchiesta sarebbero stati forniti dettagli di natura diversa, coperti dal segreto investigativo. Di certo gli indagati intercettati, al telefono fanno proprio riferimento a queste indiscrezioni tant’è che gli inquirenti all’ascolto iniziano a preoccuparsi. Vuoi vedere che c’è una talpa? Minale ne viene informato circa una settimana fa e dispone tutti i controlli del caso. Ma le Fiamme Gialle stanno ancora raccogliendo dati e non è stata scritta alcuna informativa. Insomma l’anticipazione giornalistica del quotidiano romano potrebbe danneggiare le indagini. O, forse, potrebbe anche trattarsi di un buco nell’acqua: i telefoni possono sempre essere prestati. Insomma, almeno per il momento, da più Pm parte l’invito alla massima cautela.
Comunque sembra che gli indagati, magari per galvanizzare qualche paura o solo per fare una battuta, temessero di essere intercettati. In questa direzione viene spiegata dagli inquirenti l’intercettazione telefonica sull’utenza di Giampiero Fiorani, in cui il timoniere della Banca popolare italiana a una signora confida di voler «acquistare una decina di schede telefoniche» forse in modo da evitare le intercettazioni. Una battuta o un timore? Si potrà capire meglio quando verranno sbobinate tutti i numerosi cd rom che raccolgono le conversazioni interessanti, si parla di qualche centinaia, registrate dagli inquirenti. Come quelle dai toni duri che Fiorani avrebbe fatto con giudizi negativi sia sulla Consob, sia sull’attività di Lamberto Cardia.
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