Visite private gratis 24 ore su 24: gli onorevoli scoppiano di salute

Il popolo per andare dal medico si mette pazientemente in fila. E aspetta. Il rappresentante del popolo invece no: è troppo impegnato e allora è il medico a correre al suo capezzale. Il giornalista Roberto Poletti si è paracadutato per due anni in parlamento e ha raccolto la sua esperienza a Montecitorio in un libro, Papponi di Stato, che è un catalogo di privilegi da nomenklatura sovietica. Dentro c’è di tutto: dalla tribuna al Meazza all’assistenza dentro quel labirinto che è la dichiarazione dei redditi, senza dimenticare le cure del corpo. «La tessera Coni - racconta Poletti, eletto nel 2006 nel gruppo dei Verdi e rimasto in Parlamento fino al 2008 - serve per andare gratis allo stadio. San Montecitorio pensa anche alla dichiarazione dei redditi con un servizio gratuito di assistenza e consulenza fiscale».
E la salute? Tema delicato, delicatissimo, va da sé, e allora i parlamentari sono monitorati costantemente come gioielli in cassaforte. Cassaforte la cui combinazione si apre a spese della collettività: «Card Medital garantisce un servizio medico d’urgenza 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, basta chiamare il numero verde 800..., struttura privata pagata dallo Stato, cioè dai cittadini». Insomma, il Palazzo dispone di una sorta di clinica incorporata. E perfino di una squadra di fisioterapisti “personalizzati”.
Succede infatti che il parlamentare prediliga la settimana lavorativa corta. E che c’entra la settimana corta con i fisioterapisti? C’entra, c’entra. Perché bisogna concentrare gli impegni, tutti gli impegni, nell’arco di tre giorni, quattro per i più volonterosi che si trattengono a Roma anche al venerdì. Dal sabato al lunedì, in generale, non si vede nessuno. E allora per forza la nazionale si allena al martedì sera sul campo militare della Cecchignola. Gli onorevoli discutono di dribbling e di gioco e se c’è qualcuno acciaccato si trascina zoppicando fino alle attrezzate salette dei fisioterapisti, un bel massaggio e via, come nuovo, e sono così bravi, i massaggiatori, che devi prenotarti». Bisogna fare in fretta, perché la settimana finisce presto. E il giovedì pomeriggio, anzi già la mattina, c’è il fuggi fuggi: «Fin dalla mattina, si respira l’aria del fine settimana, i deputati che non sono di Roma e dintorni fanno mente locale e si mettono al telefono a prenotare i voli. Si vota dalle undici del mattino in poi, mal che vada c’è una seduta dopo pranzo, verso le tre». Poi comincia la fuga.
Fuggi fuggi comodo, intendiamoci: «Naturalmente la Sea pensa anche alla sfiancante attesa prima dell’imbarco di noi poveri lavoratori parlamentari: possiamo goderci i comodi divani delle sale vip, con servizio bar gratis, giornali e postazioni internet gratis, eventualmente sale riunioni, sempre gratis. Non che sia un privilegio epocale, ma al viaggiatore normale la tessera che dà diritto all’accesso costa 800 euro, buttali via».
Non basta: «E i severissimi controlli di sicurezza agli imbarchi? Per tutti ma non per noi, noi si passa da dietro, come hostess e steward. Se beccano un viaggiatore che vuol salire sull’aereo con un paio di bottiglie di vino, tanto per fare un esempio, gliele requisiscono. Con i parlamentari non si azzardano». Così, il weekend a casa si allunga come un elastico fino a quattro giorni. Certo, qualche volta si rimane alla Camera anche al venerdì, ma sono le eccezioni. «Nei primi cento giorni di questa mia legislatura, dal 2006 al 2008, la Camera ha tenuto 36 sedute, equivalenti, secondo il calcolo dei giornali, a poco più di due ore al giorno di lavoro». Certo, il parlamentare non lavora solo in aula. Però. Due ore quotidiane di fatica e un grappolo di benefit. È la casta.