Il viso di Fakhra cancellato dall’acido

La storia di una pachistana raccontata in un libro-denuncia. Sfigurata
perché voleva il divorzio. Il marito scarcerato ancora la perseguita

I bambini le scorgevano il viso di sfuggita e scoppiavano in lacrime: urlavano per la paura. Quel pianto faceva soffrire Fakhra più del suo volto sfigurato. Più della pelle sciolta dall’acido che il marito le ha versato addosso, una mattina presto di sette anni fa, a Karachi. Aveva osato chiedere il divorzio: a vent’anni, pensava di rifarsi una vita. Bilal, figlio di un signore della terra pakistano, si è vendicato.
Lui è ricco e potente, Fakhra è una ballerina bellissima. In Pakistan dancer, all’inglese, significa famosa e ammirata; gangirì, in urdu, è la reietta da ripudiare. Bilal la sposa, ma è geloso e violento. Lei lo lascia, e una mattina afosa lui irrompe nella stanza, le solleva il viso tirandola per i capelli e le rovescia l’acido addosso. Ha la scorta con sé: «Dobbiamo ucciderla?». No. Forse è troppo geloso per farla ammazzare. Fakhra deve sopravvivere.
Fakhra Younas oggi ha quasi 28 anni e vive a Roma con suo figlio Nouman. Ha raccontato la sua tragedia in un libro, Il volto cancellato (scritto con Elena Doni e pubblicato da Mondadori): «La mia storia - è il suo annuncio, nelle prime righe dell’autobiografia - può aiutare altre ragazze che hanno vissuto il mio stesso dramma». Esistono: in Pakistan, in India e in Bangladesh le chiamano le nuove lebbrose. Fakhra ne aveva sentito parlare: le «acidificate», ridotte a maschere di cera. Anche lei, arrivata a Roma, era così: «Il labbro inferiore era attaccato al torace - racconta Valerio Cervelli, il professore di Chirurgia ricostruttiva del Policlinico di Tor Vergata che, per guarirla, ha compiuto già una ventina di operazioni -. Non potevamo neppure intubarla». Ora ha riaperto gli occhi e la bocca, ha alzato la testa, ha di nuovo un naso. Può vivere. Fakhra ha fatto condannare il marito: un’impresa. Solo sei mesi, poi era già fuori. Non ha mai smesso di tormentarla: fuori dall’ospedale l’ha rapita e tenuta prigioniera. Le mandava fiori e bigliettini. Oggi le spedisce ancora qualche messaggio sul cellulare. Fakhra si è salvata grazie alla matrigna di Bilal, Tehmina, che l’ha portata in Italia. Tehmina ha trovato la forza nel volto sfigurato di Fakhra, nella sua bellezza perduta. Nel libro spiega perché: «Avrei potuto essere io al suo posto».