In visone, rapite dal Travaglio

(...) Le poltronissime (gratuite) sono state conquistate da eleganti genovese e dai loro consorti. Ed ecco la seconda sorpresa. Da buona curiosa volgo lo sguardo alla sala (che poi tanto grande non è) e mi accorgo che il popolo di Travaglio non è quello della periferia della città. Delle zone insomma dove si battaglia per difendere il «no» alla moschea e alla Gronda. In sala non c'è neanche gente intossicata dai fumi del traffico di Cornigliano e Sampierdarena. Ben altro, si potrebbe dire. Una sfilata di visoni e giri di perle con accessori Hermes indicano, forse, che il popolo di Travaglio è quello della Genova-bene - la gauche caviar, la sinistra al caviale di alcuni salotti di Nervi, Castelletto, Quinto, Albaro, Carignano - e zone limitrofe. Non mancano i pullover di cachemere, simbolo consacrato e tanto caro a Fausto Bertinotti, ma capo proibitivo per chi lo ha votato e lo vota ancora. Insomma mi pare di capire che i fedelissimi, in realtà sono ben altri. Ed è così che scopro, che è il «salotto buono» della città che lo applaude e si entusiasma. Così come Margherita Rubino e Nando Dalla Chiesa docente universitaria e critica teatrale, la prima; super consulente per la Promozione e i Grandi Eventi della città, il secondo. Colui che ha presentato Travaglio come «la penna italiana, diventata strumento di denuncia civile». A proposito e il «Dialogo sulla scrittura?». Si, ma non troppo però! E' più accattivante parlare di Silvio Berlusconi. Pardon! Meglio dire «sparlare» di Berlusconi. La «mission» del giornalista Travaglio è tutta lì. Un'altra occasione insomma per criticare la politica nazionale ed estera del premier. Il dibattito ha infatti lasciato poco spazio al dialogo sulla scrittura, concentrando invece l'attenzione per quasi due ore di monologo, sul tema a lui tanto caro: l'«antiberlusconismo». E alla fine, tra un applauso e un autografo, c'è ancora chi si accalca sotto il palco, bon-ton permettendo.