Vissani fa il passo del Gambero: retrocesso

da Roma

Si vogliono tanto bene Gambero Rosso e Vissani, la guida e il cuoco, ma non si sono mai amati visceralmente, professionalmente parlando, e quello di ieri non è nemmeno il primo colpo negativo che la pubblicazione curata da Stefano Bonilli e Marco Bolasco riserva a quello che tutti conoscono come «il cuoco di D'Alema»: il Gambero edizione 2008, prima guida a venire presentata, seguiranno Espresso tra due giorni, Veronelli il 30 ottobre e Michelin a fine novembre, ha retrocesso l'umbro, da primo a pari merito con Fulvio Pierangelini, titolare del Gambero Rosso a San Vincenzo, a secondo, da 96 punti a 95, con Fulvio eterno primo («Tre forchette da 18 anni, da quando c'è la guida», ha detto con orgoglio).
C'è chi sta peggio, Elia Rizzo del Desco di Verona, uscito dall'élite delle «tre forchette», 25 in tutto, record assoluto d'abbondanza, ma Vissani non ha mai fatto la corsa per essere uno dei migliori, lui corre per essere il migliore e piazzarsi secondo equivale a una sconfitta. Certo si consolerà dopodomani, quando Enzo Vizzari a Firenze lo confermerà in prima fila a livello di Espresso. Nell'attesa l'ha presa male anche se le parole sono l'opposto del colore nero dello sguardo: «Sgarbo? Un punto in meno? Sono felice così, non c'è problema». Però a nessuno è sfuggito il fatto che abbia atteso la chiamata sul palco, per ritirare il premio, fuori dal teatrino del Palazzo delle Esposizioni, per non fermarsi al rinfresco «perché ho un servizio da 100 coperti». Prima il lavoro insomma.
Certo che Bonilli, vecchio marpione, ha avuto un'idea bella e pericolosa: ha invitato l'attore Giampiero Mancini, pescarese, ex cestista, a leggere brani della prima scheda in guida di ogni top triforchettato (ovvero chi ha almeno 90 centesimi). Quattro al debutto non è che siano stati applauditi sperticatamente: di Antonello Colonna, tra l'altro il padrone di casa visto che ha aperto il suo locale-bis alle spalle del museo. Di lui, nella casa madre di Labico, nel 1992 si lamentarono per i pochi piatti e i tanti soldi richiesti: 100mila lire. Di Gualtiero Marchesi, già da tempo profeta della nuova cucina, i gamberetti si chiesero «ma dov'è il sapore? Sono piatti pensati più per la mente che per il cuore». Demolirono anche Massimo Bottura, ieri in gran spolvero, perché, boccia un piatto e scartane un altro perché non avevano cuore, alla Francescana di Modena alla fine lodarono solo i tortellini («Letta la scheda volevo chiudere e cambiare mestiere», ha confessato ieri). E così con Vissani: «Un cuoco rovinato dalle guide (quella dell'Espresso, ndr): può capitare che ci siano ristoranti non all'altezza del loro chef e chef immensi senza avere un locale adeguato». Il suo caso era il secondo dei due tanto che nel '94 gli diedero solo il voto come cuoco e in pratica lo esclusero dalla graduatoria, che è un po' come dire di un calciatore che è bravo a fare gol solo nelle amichevoli.
Se Vissani e Rizzo scendono, Bottura guadagna 2 punti (da 89 a 91) come Paolo Lopriore del Canto a Siena (da 88 a 90) ed Enrico Crippa di Piazza Duomo ad Alba (Cuneo) addirittura 4, da 86 a 90. E dietro incalzano i giovani, come Pino Cuttaia, della Madia di Licata (Agrigento), da 80 a 85, e Ivano Mestriner, di Dal Vero a Morgano (Treviso), da 76 a 80. E poi tutti a guardare la classifica di pagina 12, quella che in fondo ha più valore se ci ricordiamo che si va al ristorante per mangiare. E allora primo Pierangelini 57/60; secondi Alajmo (le Calandre) e Vissani punti 56; quarto Gennaro Esposito (Torre del Saracino) 55.