Vista sul fiume dalla casa di Gianna Mediani

La star delle calzature ama «stupire gli amici con una tavola elegante e piatti ricchi di colore e di fantasia»

Antonello Mosca

Gianna Meliani, attiva, vivace e sempre attenta ad ogni novità, nell'arco di pochi anni ha fatto diventare famoso nel mondo il marchio di calzature che porta il suo nome. Una vera star del settore, impegnata nel seguire i suoi prodotti, attenta alla concorrenza, spesso in viaggio per studiare tendenze e nuovi mercati.
Lei è una donna di grande gusto, che ogni giorno è alle prese con la creatività, certamente non può che amare il tema della casa.
«Mi sembra un ragionamento che ha una sua logica, e le dirò di più: il tema della casa mi ha appassionato fin da piccola, fin da quando studiavo, e in fondo mi sento un architetto mancato. Una professione che mi sarebbe piaciuto praticare ma che gli eventi e la situazione familiare e imprenditoriale me la hanno fatta passare di mente».
Quella che oggi abita mi sembra la soddisfi non poco.
«Guardi, credo di non essere la sola a considerare la casa come il centro della vita più intima e quindi il luogo dove ritrovarsi con la famiglia e gli amici più cari, ma questa che vivo, pur non avendo alcuna caratteristica di rappresentanza, è sicuramente la casa che ho sempre desiderato. Si tratta di un attico, circondato da una grandissima terrazza che tra le sue prospettive ha anche quella dello scorrere dell'Arno. Il piacere del fiume, del suo cammino che sembra rinnovarsi ogni momento pur essendo sempre lo stesso, della sua vista, della serenità che ispira, mi ha condotto ad aprire sul terrazzo delle grandi vetrate, il che mi permette di poter vedere e godere sempre di questo spettacolo. In fondo si ha la sensazione di vivere in campagna, pur abitando nel centro della città».
C'è una caratteristica in tutto l'arredamento?
«Credo di sì, perché tutto il complesso che ho raccolto e sistemato è un misto di modernariato e di moderno, tutto giocato sul bianco e sull'impiego di legni chiari».
E il suo soggiorno?
«Ha uno stile decisamente essenziale, con la zona conversazione tutta giocata su sedute ricoperte in pelle bianca che funge anche da divisorio con quella pranzo. C'è una nota frivola che rompe un certo rigore, ed è la vista della mia collezione di ballerine in porcellana».
Sappiamo che lei ha una passione per la cucina.
«Lei vede come questo ambiente sia piccolo, con i mobili e gli apparecchi tutti in acciaio, ma la funzionalità è davvero ai massimi livelli. E questo ho voluto perché quando invito amici mi piace presentare piatti anti da nuove ricette, con particolari accostamenti e fusioni di cucina orientale e marocchina, portando in tavola piatti ricchi di colore e di fantasia. Piatti, bicchieri, posate e centri tavola sono le mie passioni».
Ci sono opere d'arte moderna alle sue pareti.
«Amo questo genere, ma quello che può vedere di più importante è il grande quadro di Arman, fatto con le mie scarpe».
Il mobile più significativo?
«Il cilindro rivestito di pergamena con all'interno specchi e luce: un contenitore bar disegnato da Giò Ponti negli anni Cinquanta».
Da creatrice qual è, ha mai disegnato mobili?
«Mi è capitato per la casa di Forte dei Marmi: cercavo un arredamento che non richiamasse troppo le soluzioni che si ripetono nelle località balneari ma che mi facessero sentire su un'isola collocata in una qualsiasi parte del mondo. Ho mischiato etnico e moderno, impiegando addirittura dei classici lampadari a gocce di cristallo e realizzando panche dorate con velluti rossi. Un risultato certamente insolito insolito, ma che non ha ancora raggiunto il limite di quel "caos" che cercavo».
Da stilista di moda che giudizio da dell'arredo di oggi?
«Trovo che di questi tempi, in fondo come anche nel nostro campo nei negozi che vendono arredamento e complementi per la casa, puoi davvero trovare di tutto, in qualsiasi tendenza e a qualsiasi prezzo. E questo è fatto che non giova più né allo stile né alla qualità, e molte volte neppure al buon gusto».