Visto col «Wow effect» il mondo ha altri colori

Consiglio vivamente a tutti d'incontrarmi. Sono giornate particolari, queste. Per l'esattezza sono tre. Settantadue ore di fila in cui mi sono imposto di facilitare, rasserenare, semplificare la vita a chi mi incrocia. Perché mi sento molto gentile. Cortese più di quel che avessi mai pensato. Educato più di quel che mamma e papà mi hanno insegnato ad essere. Garbato più di quel che potreste immaginare. Per cui avanti, prego, chi inizia? Ha bisogno quella nonnina che attraversa la strada? Massì, ci sono io e prego Signora che l'accompagno e faccia attenzione Signora all'automobilista che arriva veloce e non rallenta e anzi aspetti che a quello lì mostro io una faccia dura ma gentile così capirà che deve rallentare… E adesso avanti un altro, ma certo Signore, via tal dei tali è vada di qua e a destra di là e venga che l'accompagno io, che cosa vuole siano cinque minuti, venga, venga…
Mi sento in forma splendida. Questa storia della gentilezza mi fa sentire un superman delle piccole cose. Per di più non sono solo. Ho saputo che in giro per il mondo sono nati movimenti che cercano di diffondere cortesia ed educazione nel quotidiano. Sorgono ovviamente per altruismo e senso civico, ma anche perché cresce la consapevolezza che si può garantire vero progresso solo se la società continua a fare passi in avanti anche nell'armonia della vita quotidiana. A Tokio dal '97 esiste il World kindness Movement con organizzazioni sparse in 23 Paesi. Dal 2001 a Parma hanno fondato il Movimento italiano per la gentilezza. All'estero proliferano aggregazioni che invitano a compiere atti casuali di educazione e gentilezza verso chiunque, soprattutto gli estranei. Esiste persino un indice internazionale che misura la cortesia dei Paesi: Australia, Irlanda e Canada sul podio, Italia lontanissima.
Non è possibile. Stiamo impoverendo anche in questo. Ci stavo ancora pensando, quando un'ora dopo sono andato a comprare la verdura e mentre pesavo le zucchine e pigiavo il numerino dell'ortaggio e lo riposavo nel cestello prendendo un altro sacchetto una tipa mi ha scostato per pesare le sue banane. Ho sorriso. Ho guardato l'orologio. Le 72 ore erano finite da un minuto. Per cui “senta un po', signora…”