Visto dall’altra sponda il «gaysmo» è troppo «macho»

Ahi, ahi, carissimo dott. Granzotto, me lo lasci dire, ma lei è un «elemento» un tantino permaloso! Detto questo, mi consenta di rilevare l’aspetto da lei ingenuamente sottovalutato della sensibilità delle persone gay. Infatti, nel trattare tale argomento come pure nel rispondere a queste persone, lei dove comportarsi sempre come se fosse alla presenza di signore, quindi pur esprimendosi al maschile, orientare il suo pensiero al gentil sesso, con garbo e galanterie consone al suo stile! Per quanto riguarda Vendola, lo consideri in quota rosa della sinistra che con Rosy Bindi del Pd forma il fronte femminile da contrapporre alle belle e rissose ministre del Pdl!
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Io non ci capisco più niente, gentile lettrice. Già mi confonde le idee Nichi Vendola che afferma di essere omosessuale ma non gay. Ho sempre creduto che gay fosse la formula iperpoliticamente corretta per indicare l’omosessuale (vocabolo che con tutto quel sesso di mezzo non passa l’esame), ma evidentemente mi devo ricredere. E stare anche attento perché se dovessi scrivere che Vendola è un gay lui si offenderebbe, quando se c’è in me una ambizione è quella di non impermalirlo. Sarà a causa della sensibilità alla quale lei accenna, gentile lettrice, ma i gay o omosessuali che dir si voglia sono molto, ma molto suscettibili. Quel che è peggio, vedono la discriminante razzista dappertutto. Una volta scrissi sodomita: epperbacco, parola vecchia come il mondo, mica uno dei raccapriccianti neologismi sciorinati da Vieni via con me. Parola antica, biblica nel senso proprio, visto che compare addirittura nella Genesi (anche in Corinzi 6,9 e Timoteo 1,10, ma a citare quei versetti si va, oggi, in cerca di guai). Bé, lo vuole sapere? C’è chi s’è offeso e con garbo, devo riconoscerlo, me l’ha rimproverato. Un’altra cosa non capisco: è assolutamente lecito e talvolta addirittura doveroso canzonare il machismo eterosessuale, l’«uomo che non deve chiedere mai», il pappagallo, il casanova, l’apache (il teppistello che nelle boites di Montmartre faceva sue tutte le femmine con gonna di satin a spacco), il cascamorto, il puttaniere eccetera, ma non il gaysmo omosessuale (Vendola mi perdonerà se insisto a confondere i termini. Sono all’antica, io). Altra cosa che non capisco è perché si possa dire «meglio gay che etero» e non «meglio etero che gay». Ritenuta, quest’ultima affermazione, altamente discriminante, antidemocratica e smargiassa.
Ma se c’è parità - e c’è, orpo se c’è - non dovremmo noi dell’una e l’altra sponda essere trattati e trattarci da uguali? Lei, gentile lettrice, maliziosamente mi consiglia, ove dovessi confrontarmi&dialogare con la controparte, un approccio al femminile. Sarebbe discriminatorissimo! Come d’altronde è l’insieme delle galanterie, delle premure e delle attenzioni che un gentiluomo riserva al gentil sesso. Perché anche voi, belle signore, rivendicate la parità e quindi a rigor di par condicio niente baciamano, niente prego prima lei, niente offerta del braccio su terreni sconnessi, niente portarvi i pacchi e pacchetti, niente aprirvi le porte, niente dirvi quanto siete eleganti e quanto affascinanti, quanto vi sta bene la nuova pettinatura e quella cosuccia che indossate e che tanto vi dona. Io, che come ho detto sono all’antica, seguiterò a discriminarvi, però riconosco che faccio male, che vado contro i tempi calpestando non so quanti Diritti e Doveri e Princìpi vuoi condivisibili e vuoi non negoziabili. Non vorrei però calpestarne altrettanti, mia gentile lettrice, riservando quelle maniere, baciamano compreso, a uno che porterà sì l’orecchino, ma che ogni giorno deve farsi la barba. Grazie dunque del consiglio, ma come dicono a Napoli, non è cosa.
Paolo Granzotto