"Visto? La nostra filosofia era quella giusta"

Massimo Calearo: "La coesione è la risposta a chi ha fatto di tutto per far cadere il Cav". E sul Terzo Polo: "Fini mi ha deluso: Casini se l'è pappato"

Massimo Calearo non soffre il mal di mare. Anche lui è qui a Montecitorio a votare la manovra. Si è preso una pausa da consigliere del premier sul commercio estero. Di natura non è pessimista, ma anche lui aspetta che passi questo week-end per vedere in faccia la settimana che verrà. Gli speculatori sembrano pezzi di ghiaccio all’orizzonte.

Come si sta sul Titanic?
«Evocarlo non aiuta. Ma non serve neppure ballare facendo finta che tutto va bene. Non siamo inaffondabili. Il fatto di saperlo è un vantaggio. Non siamo neppure incoscienti. La burrasca c’è, ma Tremonti va ringraziato per il suo lavoro. Non è stato facile tenere a bada i conti. Molti altri Paesi stanno peggio di noi. È chiaro che ora più che mai dobbiamo mostrarci forti e compatti».

A questo punto vi tocca essere tutti responsabili.
«Lo dice a me?».

Non fa parte dei Responsabili?
«Appunto. La nostra filosofia era giusta. Adesso se ne rendono conto tutti. A lungo si è detto che bisognava far cadere Berlusconi a qualsiasi prezzo. C’è chi non ha esitato a mandare in frantumi l’immagine dell’Italia pur di vedere il Cavaliere nella polvere. Noi ci siamo rifiutati di fare gli apprendisti stregoni».

Nessun rimpianto?
«In che senso?».

Passare dall’altra parte nel momento peggiore.
«E chi lo dice? Forse è proprio adesso che la partita diventa interessante. Apprezzo il rinnovamento che Angelino Alfano sta progettando. Mi piace l’idea di Moffa di costruire un gruppo, Popolo e Territorio, che riprende gli ideali del partito popolare europeo. C’è chi vede le rovine, io preferisco guardare alle possibilità».

E cosa vede?
«È arrivato il momento di cambiare la classe dirigente di questo Paese. Sto presentando una legge che non permetta a chi ha fatto quattro legislature di ricandidarsi. Vent’anni in Parlamento ti trasformano in un burocrate, cresce il cinismo e si spegne la voglia di cambiare le cose. In fondo i sindaci dopo due mandati vanno in pensione. Non è uno scandalo pensare a qualcosa di simile anche per deputati e senatori».

Berlusconi da quanti anni è in Parlamento?
«Quindici. Ne ha ancora cinque da spendere».

Il governo cadrà?
«Non faccio l’indovino».

Dipende dalla Lega, probabilmente.
«Allora sono tranquillo. Non vorrei dipendesse dalle procure».

Si fida della Lega?
«Sì, mi fido. Il mio amico Maroni si sta dimostrando un leader concreto e responsabile. Bossi resta un grande animale politico. Il problema di questo Paese non è certo la Lega».

Si fida della magistratura.
«Mi fido e la rispetto. Non mi fido dei pm e dei giudici che fanno politica».

E gli imprenditori che fanno politica?
«Sono più aperti dei politici di professione. Continuo a pensare che chi di mestiere ha fatto solo il parlamentare ragiona in piccolo. È egocentrico».

È la sindrome di Casini?
«Non solo la sua».

Fini?
«Fini mi ha deluso. Non capisco le sue scelte. Nel terzo polo ci sono una volpe e due polli. La volpe come è naturale si è pappata i due polli».

La volpe è Casini?
«Sì e i polli sono facili da immaginare. Fini e Rutelli. Anzi Rutelli è rimasto un pulcino».

Le piace fare il consigliere? O sperava in un posto da ministro?
«Mi va benissimo quello che faccio. Lavoro per dare una prospettiva alle piccole e medie imprese. È il motivo per cui faccio politica. L’Italia è un prodotto che si può vendere bene, ma noi siamo bravi a farci del male».

Quando la sinistra perdonerà a Veltroni di averla candidata?
«Mi sa che ci vorrà ancora molto tempo. Purtroppo sia lui che io ci siamo illusi. Veltroni sperava di realizzare il bipolarismo perfetto e si è ritrovato con il Pd di Bersani».

E lei?
«Io non immaginavo di finire in un partito malato di burocrazia, dove ti chiedono solo di fare il peones».

Perché ha scelto Berlusconi?
«Perché nel mio girovagare ho conosciuto tanti illustri politici, Veltroni, Bindi, Bersani, Rutelli, e il male minore resta sempre Berlusconi».