Visto, sognato e comprato È la moda, bellezza (del tutto e subito)

Chi segue le sfilate sui social cerca l'abito o l'accessorio preferito «al volo» E le aziende adesso si adeguano...

Lucia Serlenga«Festina lente», affrettati lentamente! Diceva Svetonio, citando una massima dell'imperatore Augusto. La moda che ha sempre corso e talvolta precorso i tempi, questa volta sembra inseguita da una muta di cani inferociti e ormai non si parla d'altro se non di borsette messe in vendita su internet alla velocità della luce, capsule dedicate ai popoli dei social che non possono attendere neppure un'ora dopo la sfilata tanta è la smania di possedere l'oggetto dei desideri, di cambi di sistema e di calendari in funzione di questa nuova irresistibile febbre da ansiogena accelerazione. Fermi tutti, qui ci vuole una seria riflessione. Tre le fazioni in campo: i sostenitori del futuro da cavalcare rapidamente a ogni costo, i convinti che sia essenziale proteggere un comparto che finora ha funzionato molto bene, gli attendisti: vediamo cosa fanno gli altri. Il cataclisma dei calendari minaccia di sovvertire il sistema. L'avanzata dei social network e la crisi hanno prodotto, nel giro di poche stagioni, la convinzione che creare prodotti ad hoc da vendere subito dopo il défilé, sia il modo più facile per fare cassa. Da qui, giù giù nel precipizio del rapido cambiamento: ha iniziato Cristopher Bailey direttore creativo di Burberry ad annunciare da settembre solo due défilé all'anno mettendo insieme uomo e donna e la disponibilità da subito delle collezioni nei negozi e online. Insomma, non ci sono tempi di attesa tra lo show e la vendita. A lui ha fatto seguito Tom Ford che definendo gli attuali calendari fuori dal tempo, ha dichiarato di fare la stessa scelta. Normale che questo vento si spostasse al di là dell'Oceano dove in occasione della fashion week neworkese non si è parlato d'altro che di IWWIWWIWI ovvero I Want What I Want When I Want It («voglio quel che voglio quando lo voglio») un mantra per gli smartphone victim che passano la vita sui social media, vedono le sfilate e vogliono, possono, comprano. Per i patiti di Instagram, Facebook, Twitter o Snapchat dal prossimo settembre Tommy Hilfiger renderà acquistabili in tempo reale alcuni capi compresi quelli della speciale Gigi X Tommy, capsule collection di 25 pezzi creati in collaborazione con Gigi Hadid, la top model californiana star dei social media con più di 12 milioni di follower. Inutile dire che la febbre del see now, buy now contagia tutti con quotidiani endorsement: a favore di questa nuova tendenza si è dichiarata anche Donatella Versace ma tutti stanno cedendo almeno alla tentazione di mettere in vendita accessori e capi di abbigliamento da subito on line. Lo hanno fatto anche Diane Von Furstenberg e Michael Kors che hanno scelto di mettere in commercio immediatamente alcuni dei look presentati in sfilata ma a sorpresa, mentre la Camera degli stilisti americani attende i risultati della ricerca commissionata a Boston Consulting Group per decidere il futuro della fashion week e la probabile nuova formula dei calendari, cresce il fronte del no come logica conseguenza del fatto che grandi maison hanno moltiplicato gli show. Vedi Dior, Chanel e Vuitton con l'aggiunta delle sfilate create apposta per le collezioni crociera che hanno portato il numero dei défilé annuali da quattro a sei. Gucci per esempio sfilerà il prossimo 2 giugno la collezione resort nel chiostro dell'abbazia di Westiminster a Londra. E non a caso Francois-Henri Pinault, patron di Kering, il Gruppo cui fa parte il brand della doppia G, ha dichiarato che il «vedi e compra» rappresenta una negazione del sogno mentre far aspettare sei mesi i consumatori contribuisce a creare il desiderio. Ci sono alcuni brand per cui le sfilate sono un vero e proprio evento, riflette Pinault e Burberry, per esempio, ha scelto cosa è meglio per sé. «Noi decideremo allo stesso modo secondo quella che è la nostra visione del lusso» ha concluso Pinault forte di risultati economici molto positivi. Prima di lui, Carlo Capasa presidente della Camera Nazionale della moda Italiana tranquillizzando tutti sul fatto che presto la Cnmi prenderà una sua posizione, ha espresso la necessità, come istituzione, di salvaguardare l'interesse di tutti, del sistema e della creatività. È importante tutelare tutte le aziende del made in Italy, da monte a valle, dai produttori di materie prime ai giovani designer. Insomma, la creatività che ha terreno fertile soprattutto in Europa - va protetta e difesa. In questo senso si era già schierato Ralph Lauren, che pur essendo una maison americana, fa produrre quasi tutto in Italia: il lusso esclusivo ha bisogno dei suoi tempi. Gli fa eco Brunello Cucinelli che in sostanza dice: «Credo che mai si dovrebbero sovrapporre le sfilate uomo/ donna. Si può forse aggiustare qualche cosa ma penso che questo sistema sia molto valido. Per fare cose belle e speciali ci vuole tempo e concentrazione in tutta la filiera». Così mentre a New York Tommy Hilfigher creava un Instapit, postazione per gli instagrammer accanto a quella dei fotografi, a Milano si alza la voce fuori dal coro di Massimo Giorgetti, autore della collezione Msgm: ha chiesto ai suoi ospiti di non postare immagini dei look di sfilata sui loro profili social media, finché la collezione non arriverà nei negozi. Finalmente una testa pensante: il «vedi e compra» assomiglia un po' all'usa e getta. Possono i veri creativi mettersi sullo stesso piano della fast fashion, dei mercanti, dei divoratori di look e degli stylist? Noi pensiamo proprio di no.