La «visual art» protagonista a Dissonanze

La nuova edizione della vetrina di musica elettronica punta su «atmosfere» visive e sonore

Sabrina Vedovotto

Il primo anno erano in mille. La scorsa edizione oltre diecimila, segno che qualcosa è cambiato. Ha avuto grandi cambiamenti «Dissonanze», dunque. La prima edizione, quella del duemila, si svolgeva nelle periferie, in zone fuori dai contesti urbani tradizionali. Quest’anno, al palazzo dei Congressi, come lo scorso anno. Il festival internazionale di musica elettronica e arte digitale, Dissonanze appunto, sembra non vedere il tramonto, ma semmai continua nella sua ascesa. Giunti ormai alla sesta edizione, quest’anno la manifestazione ha come tema «this is our visual music», nuove declinazioni e derive di sound e visual art. una vera commistione tra le arti, tra la musica digitale, e le arti visive, artisti che lavorano sulla fusione dei linguaggi visivi e musicali, spesso con progetti site specific, pensati e realizzati per l’evento, un mix di musica e luci, e suoni, che vanno a modificare l’architettura del Palazzo dei congressi. Un lungo fine settimana, oggi e domani, con oltre quaranta artisti ad alternarsi sul palco, anzi sui due palchi. Uno al Salone della cultura, e l’altro sulla terrazza. Nel Salone tutti i live e i dj set saranno accompagnati, in questa occasione e per la prima volta da installazioni di luci spettacolari e site specific, commissionate ad un collettivo di artisti inglesi, gli Uva, giovane gruppo gruppo di creatori di ambienti luci/colori/video, che ha supportato i tour degli U2, dei Massive Attack, ma che hanno creato altrettante suggestive installazioni per l’Istituto di arte contemporanea di Londra e per il Victoria and Albert Museum sempre di Londra. Per la prima volta in Italia, il gruppo, attraverso software generativi e led, creerà coinvolgenti ed ineguagliabili atmosfere di colori. Sulla terrazza invece ci sarà della sperimentazione pura, una produzione inedita, una collaborazione tra artisti provenienti dalla musica contemporanea ed elettronica, dalla videoarte alla performance. Per questa occasione un curatore di grande prestigio, Edwin van der Heide, lo stesso che lo scorso anno prese parte a Dissonanze, creando una performance di laser, fumo, e noise. Van Der Heide è un personaggio difficile da poter collocare in una particolare tipologia di artista, e lo stesso in questo caso come curatore dell'evento. Ha fatto interagire sound artisti e video artisti, facendo preparare loro set multipli e molto brevi. Saranno dunque due giornate di qualità artistica, un vero connubio tra le arti, una serie di performance audiovisive uniche, che creeranno spettacoli esclusivi. Interessante anche la rassegna di audiovideo che vedrà, tra gli altri, Argos, Jeffers Egan, Montevideo, Purform, Stefano Iraci.