La vita automatica, dopo la merendina il sushi

da Milano

Un italiano su tre ogni giorno gli chiede di essere sfamato, dissetato o perlomeno di soddisfare un capriccio della gola. Ma non solo. L’Italia è in pieno boom di diffusione dei distributori automatici. Che da cibo e bevande si va espandendo a un numero sempre più largo di altri settori «non-food»: dopo le classiche sigarette, sono arrivati i distributori di calze da donna, di fiori al cimitero, di ricariche per i telefoni cellulari, di abiti usa e getta per pigri in vacanza in località balneari. E il prossimo futuro potrebbe riservarci altre sorprese. In Giappone esistono già le macchinette che erogano direttamente i telefonini, come fossero lattine di bibite, a Parigi si trovano distributori di libri in edizione economica. «Uno dei grossi limiti in Italia - dice Elisabetta Cinquetti, direttore vending di Eiace, un’azienda lombarda del settore - è quello della sicurezza. C’è una continua ricerca per aumentare il livello di protezione degli apparecchi, oggetto di continui tentativi di scasso, di trucchi per ottenere erogazioni gratis e atti di vandalismo». Stando ai dati di Confida, l’associazione delle imprese italiane del settore distribuzione automatica, i clienti italiani delle «macchinette» sono ben 20 milioni.
La crescita più forte si registra nella distribuzione dei pasti all’interno delle aziende. Un fenomeno ormai talmente abituale da lasciare un segno anche nell’immaginario, visto il successo della sit-com Camera Café, quella che descrive la vita in un ufficio dal punto di vista di una macchina del caffè. Ed è qui che l’offerta si fa sempre più raffinata. Gli apparecchi sono in grado di scongelare una pizza, una piadina o anche tagliatelle o una scaloppina, scaldarli al microonde e servirli nel piatto con tanto di posate. «La regina resta la cucina tradizionale - dice Cinquetti - anche se ci sono fenomeni di moda, come l’etnico e il biologico, che vanno emergendo». Per soddisfare a richieste particolari, anche di immagine «politicamente corretta», le aziende chiedono che nei distributori compaiano cibi biologici, del commercio equo e solidale ed etnici. «Nei distributori - dice la responsabile dell’Eiace - in alcuni casi abbiamo messo in vendita anche il sushi e il pane azzimo. Ma a dirle la verità, l’interesse dura una settimana. Poi riprendono a vendere di più la lasagna e i cracker». La richiesta di cibi più sani tuttavia sta avendo anche un’appendice politica. Il ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni di recente fa ha annunciato un programma di lezioni sull’alimentazione nelle scuole abbinate alla distribuzione nelle macchinette automatiche di «snack con prodotti agricoli di qualità», allo scopo di «promuovere comportamenti corretti a tavola e lo sviluppo della capacità critica dei giovani, anche rispetto agli spot pubblicitari delle tv-baby sitter». La Confida ha colto la palla al balzo come occasione per difendere la categoria da chi l’accusa di essere il cavallo di troia del cibo spazzatura. Ecco quindi comparire, soprattutto nelle scuole, verdure fresche e frutti, come natura li ha fatti o trasformati in macedonie. Soprattutto in Emilia Romagna ci sono numerose sperimentazioni. Chiaramente però, non può mancare la sorveglianza di un adulto. «Dalla nostra esperienza - ribatte però Cinquetti - emerge che i ragazzini cercano di più i soliti snack dolci e ad apprezzare le macedonie sono soprattutto gli insegnanti a dieta...».
Qualche sorpresa «ecologica» i distributori però la stanno riservando. In alcune zone si vanno diffondendo i distributori di latte «crudo», venduto direttamente dai produttori locali. Inserisci la bottiglia e la macchinetta con un muggito rilascia un litro di latte fresco di mungitura. E c’è poi il risvolto di «servizio». Nei paesi più piccoli, quando il caro vecchio e affidabile bottegaio va a letto, i distributori alloggiati in locali sempre aperti restano l’unico presidio degli assetati o affamati nottambuli della nostra provincia profonda.