La vita carceraria nelle immagini di Francesco Cocco

C’è Rosa che, dal carcere di Modena, mostra le cicatrici e i lividi che si è procurata a forza di iniettarsi eroina; c’è Carla che fa un sorriso che sembra più una lacrima, nel cortile di San Vittore. Sono alcuni dei volti raccontati da Francesco Cocco con la sua macchina fotografica, storie e frammenti di vita dietro le sbarre raccolti tra il 2001 e il 2005 negli istituti di pena di varie città italiane, da Torino a Messina passando per Rebibbia e Regina Coeli, da ieri in mostra alla sala Santa Rita (fino al 30 marzo). Si intitola Prisons la personale del fotografo marchigiano che, si legge nella prefazione di Renata Ferri al catalogo, «si sottrae con una fotografia asciutta, essenziale e dura, alla facile poetica del disagio» e ci trasmette «come un pugno nello stomaco e come un tuffo al cuore, l’insostenibile sofferenza della condizione carceraria». Per le dimensioni della sala, solo una parte degli scatti è esposta, mentre altri sono proiettati a ciclo continuo su uno schermo. Prisons non intende giudicare né descrivere, solo aprire uno spiraglio sull’umanità che popola, racconta l’artista, «gli interni di quei contenitori, grandi e asettici edifici che a volte osservavo mentre percorrevo in automobile qualche tangenziale». A quell’umanità, a ciascuno di quei visi e quegli sguardi - contrariati o incuriositi, arrabbiati con il mondo o sorridenti - è dedicata una foto, capace di guidarci in un viaggio nelle carceri italiane che, commenta il sottosegretario di Stato alla Giustizia Luigi Manconi, «è terapeutico, dietro ogni ritratto c’è una storia di sofferenza ma anche di forza morale e intelligenza, emersa in quel luogo di rimozione in cui tutti proiettiamo il timore di essere noi a sbagliare». Sala Santa Rita, via Montanara. Dal lunedì al venerdì ore 10-18, ingresso gratuito.