Vita dura di «testa quedra» a Roma

No dottor Granzotto, proprio non ci siamo, alla elezione di Marini ho sentito «testa quedra» con la sua frase «abbiamo fatto due a zero». Mio padre, quando saltavo fuori con delle idee strane o dicevo delle fesserie mi diceva che in testa avevo della gran segatura, oppure mi diceva testa piena d’acqua che ogni tanto faceva rumore attraverso la bocca sol perché sballottata da una parete all’altra della cassa cranica. Allora mi dica, dott. Granzotto, lei che è un gran conoscitore di «testa quedra», cosa c’è dentro quella cassa cranica: acqua, segatura, polvere, sabbia (magari colorata e disposta a strati come nelle bottiglie souvenir)?
È scoraggiante pensare che a capo del governo ci si possa insediare una tal persona, mi viene un groppo allo stomaco al sol pensiero di dovermelo sorbire in tante demenziali dichiarazioni. Già le televisioni hanno cominciato il «leccaggio», lo si comincia, purtroppo, a sentire troppe volte. Ritornando al due a zero, se poi fanno tre a zero io spero solo che Berlusconi sia di parola e ci inviti in piazza, noi lo seguiremo. Non sono un operaio, quindi non rispetterò la presidenza della Camera, non mi rappresenta.

No, caro La Licata, non ci siamo. Bene o male Boria Prodi è il presidente del Consiglio e da bravi cittadini dobbiamo portargli rispetto. È nel nostro diritto criticarlo e magari disprezzarlo (niente di personale, ovviamente), ma con riguardo. Carità cristiana vuole o vorrebbe altresì che manifestassimo nei suoi confronti il sentimento della compassione suscitato dalle ambasce altrui. Egli si accinge infatti a - mi sgomento al solo scriverlo - governare il Paese nelle condizioni di un Luca Giurato (anche qui, niente di personale. Va da sé) alle prese col Sudoku. Insomma, non sa nemmeno da che parte cominciare. Molti e spinosi sono i problemi che lì, in agguato, lo aspettano. Che deve affrontare e risolvere con gli strumenti che madre natura, la tombola o riffa politica e il popolo sovrano gli hanno gentilmente messo a disposizione. Cioè a dire, nell’ordine, il cervello, la coesione e l’unità di intenti all’interno dell’Unione e la maggioranza, diciamo così, in Parlamento. Per usare una metafora ciclopedista, Boria Prodi parte insomma con le ruote sgonfie e con le ruote sgonfie hai voglia a pedalare.
Gli manca persino, a testa quedra, il conforto della società civile kriziata, con uso di attico e superattico «nello splendido angolo di una Roma antica ed elegante» ove si procede a un «grande giro di mozzarelle e di gâteaux di patate» (brasato, no. Stucca). Dove non «si perpetua il paradigma dell’incontro», qualsiasi cosa ciò voglia significare, e non si invitano, manco morti, quegli schifosoni di destra. Avrà già capito, caro La Licata, che mi riferisco al niet espresso nei confronti di Boria Prodi dalla reginetta dei salotti, madame Verusio. La squisita «dama da intrattenimento» (copyright Lucio Villari), ma anche «donna di marciapiede» (copyright Sandra Verusio), che ho eletto a maestra di vita, del pensiero e del bon ton progressista. A insindacabile giudizio di costei, se vogliamo una sorta di Corte di cassazione dipartimento Stile&Buongusto, il nostro Prodi non ha classe, nemmeno tanta così. Per la reginetta dei salotti Giuliano Amato, D’Alema, Fassino e Rutelli di classe ne hanno a strafottere, come si usa dire. Testa quedra, nisba. E quando hai contro il salotto Verusio, non c’è Rita Levi Montalcini o Vladimiria Luxuria che tenga. Sei out.
Paolo Granzotto