La vita da film dell’inventore di Facebook

Soldi, potere, amicizia e tradimenti nella pellicola di David Fincher, "The social network",
ispirata al giovane milionario che ha rivoluzionato la Rete. Nel cast i "rampanti": Jesse Eisenberg, Andrew Garfield e Justin Timberlake

Se Facebook fosse una nazione, coi suoi cinquecento milioni di utenti, sarebbe la terza più grande al mondo dopo Cina e India. È un impero valutato a 11,5 miliardi di dollari, e come ogni impero è amato e odiato, temuto e adulato, considerato da molti una rivoluzione nel campo della comunicazione, da altri un’inutile perdita di tempo e di privacy. E come per ogni grande potenza, dietro all’immagine pubblica ci sono giochi di potere e lotte intestine. Questo dietro le quinte è il tema del libro «Miliardari per caso - L’invenzione di Facebook»: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento di Ben Mezrich, su cui è basato il film The Social Network, diretto da David Fincher e interpretato da Jesse Eisenberg nel ruolo di Mark Zuckerberg, il ventiseienne fondatore di Facebook e il più giovane miliardario al mondo; Andrew Garfield (il nuovo Spider-Man) in quello di Eduardo Saverin, l’amico, cofondatore e primo investitore, tradito e liquidato dopo l’ingresso in società di Sean Parker, l’inventore di Napster, interpretato da Justin Timberlake. Il film è scritto da Aaron Sorkin, lo sceneggiatore di The West Wing, che in occasione dell’intervista svoltasi a Cancun ha fatto le veci di David Fincher, in Inghilterra per filmare una regata indispensabile per il film.

«Questo non è un film su internet o le nuove tecnologie», dice Sorkin, «ma un film che parla di lealtà, ambizione, amicizia, potere, soldi, gelosie e tradimenti. Sono temi universali, è una storia che avrebbe potuto essere scritta da Shakespeare o Eschilo. Il film è strutturato come Rashomon, con diverse versioni della realtà a seconda del punto di vista del narratore. David Fincher è un regista visionario che ha saputo rendere fantastico in termine di stile il mio copione, che praticamente è scritto come uno sceneggiato radiofonico».

Visto che il film non dipinge i protagonisti in una luce rosea, lei non li ha incontrati. Come si è preparato per la stesura del copione?
AS: «Mi sono documentato molto sul mondo di Harvard e delle sue società più o meno segrete. Quello che è affascinante è che Facebook è stato creato da un gruppo di secchioni un po’ asociali per conoscere ragazze sul campus. E ora il tizio che non veniva mai invitato al tavolo dei compagni cool non solo possiede il tavolo, ma il club intero, e ne detta le regole, e per di più è miliardario. I maghi della tecnologia sono diventati le nuove rockstar».

Immagino che per ragioni di privacy non siate su Facebook. Qual è il vostro rapporto con i social networks in genere?
JT: «Non uso Facebook o Twitter e non ho mai conosciuto nessuno online, ma ho gente che lavora per me che li usa per promuovere le mie iniziative benefiche. È bello poter comunicare in modo interattivo con migliaia di persone. Personalmente preferisco il contatto diretto. Se un amico vuole sapere come sto, può sempre chiamarmi al telefono».

JE: «Mi sono iscritto a Facebook due settimane prima delle riprese, per capire come funziona, ma ho chiuso il mio conto appena possibile. Ho un cugino che lavora per la compagnia, ma non ho mai conosciuto il suo fondatore. Spero che non si arrabbi troppo per come è descritto nel film, ma non credo che mio cugino verrà licenziato perché è un genio nel suo campo. Non poter usare Facebook fa parte delle limitazioni del mio mestiere, e se proprio vuoi far parte di un social network puoi sempre usare un alias. Per il resto ho un mio sito che mi serve per trovare lavoro».

AG: «Il mio rapporto con Facebook è quello della maggior parte delle persone: odio e amore. Spreco troppo tempo che dovrei usare per migliorare me stesso a guardare le foto dei party che ho perso a Londra». (Dopo l’annuncio della sua scelta come nuovo Spider-Man, su Facebook resta solo una pagina a suo nome gestita da fan, ndr).
AS: «Non sono molto dotato per la tecnologia. E quando mi sono iscritto a Facebook per preparare il film, ho scoperto che c’erano già quattro persone che si fanno passare per me».

David Fincher è famoso per essere un perfezionista che può rifare la stessa scena anche novanta volte. Come vi siete trovati a lavorare con lui?
JT: «Prendo molto sul serio il mio lavoro di attore, e quando dopo ottantasette “Benissimo, rifacciamolo”, David ti dice “OK, così va bene”, sei sicuro che quella notte dormirai tranquillo perché sai che ha ottenuto quello che voleva».